Intanto il vetturino, ravvisata la Teresa, aveva scosso le briglie sul collo al cavallo.
Fermo che fu davanti al portone, scese di cassetta con l'ombrello aperto.
Il servo del dottore rinnovò i suoi salamelecchi, che divennero più umili e più ossequiosi quando la Valdengo, senza nemmeno guardarlo in faccia, gli ebbe messo in mano un biglietto da cinque lire.
—All'albergo?—domandò il fiaccheraio.
—No, prima al telegrafo.
Parlava come trasognata, con una voce che non le pareva la sua; agiva come un automa serbando la chiara coscienza di due cose sole, avendo chiare nella mente due sole idee: ch'ella era perduta e che doveva morire col suo segreto.
L'ufficio telegrafico era pieno di gente, ed ella fu costretta ad aspettar qualche minuto per scrivere e consegnare un dispaccio diretto alla sua cameriera, con l'annuncio che domani sarebbe arrivata a Venezia verso le sette pomeridiane e con l'ordine a lei e alla cuoca di precederla in città e di farle trovare il desinare pronto e la stufa accesa.
Risalì in vettura e ne discese ancora una volta, davanti a una farmacia. Voleva consegnar ella stessa la ricetta del dottor Boni.
—Se ci dà il suo indirizzo?—le dissero.
—Ci sarebbe da attendere un pezzo?