—Oh no… ci si spiccia in un momento.

—Attendo.

Il garzone di farmacia le additò una sedia. Un medico giovine la fissò con l'occhialino.

Entrarono tre o quattro persone: una donna con un bambino che soffriva d'occhi, un servo gallonato con una chiamata d'urgenza per un dottore, un artigiano che voleva un pezzo di cerotto per un taglio… Tutti guardavano curiosamente quella signora velata.

—Ecco—disse il farmacista porgendole due boccette, involte in due pezzi di carta. E soggiunse:—La ricetta desidera tenerla lei?

—Sì—ella rispose; intascò ogni cosa, pagò, uscì. L'esodo era finito.

Di lì a poco ella si trovava sola nella sua triste camera d'albergo. E pioveva, pioveva sempre.

XVII.

Non c'era rimedio; ella doveva morire. Ma come? ma quando? Non in quella triste camera d'albergo, non fuori della sua città, non fuori della sua casa, non senza aver disposto prima di ciò che possedeva. Eredi necessari ella non ne aveva; fra i suoi parenti ce ne erano di ricchi e di meno agiati; non era giusto che la sua successione andasse distribuita fra tutti in egual misura. E oltre ai parenti non aveva ella qualche persona amica da ricordare, qualche persona amica da beneficare? La bontà, ch'era il fondo del suo carattere, le faceva, nello stato angoscioso del suo animo, trovare un conforto al pensiero di coloro che per effetto della sua morte avrebbero migliorato alquanto le proprie condizioni. Questi almeno avrebbero detto:—Povera Teresa!

E per lui, per l'uomo al quale, in una incomprensibile sorpresa dei sensi, ell'aveva sacrificato il suo pudore e il suo orgoglio, per lui non avrebbe lasciato una memoria, un saluto, un rimprovero? La notizia che la Teresa Valdengo era morta doveva giungergli laggiù nei mari lontani senza una parola di lei, senz'altre spiegazioni, senz'altri commenti, tranne quelli delle gazzette? Ma, scrivendogli, che avrebbe potuto dirgli?… Gli avrebbe detto tutto?… Anche il segreto ch'ella voleva portar nella tomba?… A che prò? Per avvelenargli l'anima con un rimorso più grande? Non era già espiazione maggiore della colpa ch'egli la credesse morta per cagion sua?… Perchè la colpa di Guido di Reana era lieve, era pari a quella di cento, di mille giovani della sua età che cercano il piacere dove lo trovano. Ella sola non aveva scusa, ella che aveva l'obbligo di sapere e di prevenire.