— Vien gente? — domandò il professore.
— No... Del resto, siamo intesi... Prima ch'egli entri scappo di là...
— Cattiva! Vuoi lasciar me nell'imbarazzo...
— Voglio veder come ti levi d'impaccio...
Non occorre una grande sagacità a capire che il professore e la Gilda aspettavano qualcheduno. Questo qualcheduno era il capitano Rodomiti, il quale aveva scritto a' suoi amici annunziando loro che sperava d'essere a Genova col suo legno entro il settembre, e che giunto colà avrebbe chiesto una licenza di alcuni mesi, e sarebbe intanto volato subito a far loro una visita. Il capitano sapeva della malattia e della guarigione della Gilda; non sapeva il resto, perchè le notizie posteriori non avrebbero potuto pervenirgli durante il viaggio. Non doveva esser piccola sorpresa per lui l'apprendere il matrimonio del professore Romualdo con la figlioccia, e questa sorpresa i novelli sposi avevano voluto anticiparla col venirgli incontro essi stessi. Invero essi sentivano un po' di rimorso a non averlo consultato prima delle nozze, ma si capisce d'altra parte che la condizione di due fidanzati i quali abitano sotto il medesimo tetto è troppo ambigua perchè essi non abbiano da affrettarsi a diventar marito e moglie. Comunque sia, il professore e la Gilda, che s'erano sposati appena ottenuto il decreto reale che toglieva l'impedimento della parentela, si trovavano a Genova da un paio di settimane, e il nostro matematico andava ogni mattina nel banco di noleggi del signor Egisto Giorgi successore dei signori Radice e Lupini, per informarsi del capitano. Alla fine, la vigilia del giorno di cui parliamo, il dottor Romualdo era tornato all'albergo con una importante notizia. Il legno comandato dal Rodomiti era in vista e sarebbe entrato in porto verso notte. Allora il professore, d'accordo con la Gilda, era ripassato nel banco del signor Giorgi a lasciarvi un bigliettino pel capitano così concepito: «Sono qui all'Hôtel de la Grande Bretagne, nº 36. Ho molte cose da dirvi. Vi aspetterò domani all'albergo fino a mezzogiorno.» Il signor Giorgi, ch'era un uomo assai più officioso dei suoi predecessori Radice e Lupini, non solo si incaricò della trasmissione del biglietto, ma fece aver la mattina seguente al professor Grolli la risposta del capitano: «Sarò da voi prima dell'ora indicata — scriveva il Rodomiti; — ma che diamine v'impediva di venirmi a trovare a bordo? E la Gilda?»
Erano le undici quando un cameriere picchiò all'uscio del nº 36, e con un certo timore reverenziale introdusse il gigantesco marinaio.
— Oh Grolli — disse costui, stringendo cordialmente la mano del professore. — E la Gilda?
— Ormai sta bene.
— S'è sposata col suo Mario?
— No...