— Adoro te — egli rispose — ecco quello ch'io so.
XXIII.
Pochi mesi dopo, una bella mattina di settembre, il professor Romualdo era affacciato alla finestra d'un albergo di Genova guardante il mare. Era l'albergo medesimo in cui, circa quindici anni addietro, egli aveva passato tante ore d'incertezza attendendo il suo misterioso abboccamento col capitano Rodomiti. Fra quelle pareti era cominciata per lui una nuova esistenza, eran cominciate le cure, i pensieri che dovevano far sbocciare la sua gioventù appassita prima di nascere, ed egli tornava oggi ai memori luoghi, allo stesso modo che l'egro risanato torna pellegrino alla fonte ond'ebbe il primo ristoro. Come quindici anni addietro, gli si stendeva davanti agli occhi lo splendido golfo riscintillante ai raggi del sole, e una selva d'antenne si levava al cielo, e mille barchette guizzavano sulle acque leggermente increspate, e s'alzava dai pensili giardini il profumo dei fiori, e dalle vie popolose l'allegro strepito del lavoro.
Ma questa volta il dottor Romualdo non era solo. S'aprì l'uscio della camera attigua, e una giovine dalla persona snella e spigliata s'avvicinò con passo rapido alla finestra, e toccò lievemente la spalla del professore.
— Sei tu, Gilda? — egli disse, voltandosi estendendole ambe le mani.
— Va bene così? — ella chiese, mostrando la sua toilette d'una elegante semplicità. E soggiunse: — Son curiosa di vedere che impressione gli faccio.
— Sei bella, Gilda — riprese il professore. — Sei troppo bella per me.
— Zitto — ella interruppe, portando al labbro l'indice della mano destra — Zitto, non voglio sentir coteste sciocchezze.
La Gilda era sempre un po' magra, un po' pallida, ma il tempo andava via via scolorando le sue cicatrici e ricolmava lentamente le sue guance sparute, e faceva rinascere i suoi capelli, i cui ricciolini bruni spuntavano dagli orli della sua cuffia. In quanto al segno che l'era rimasto nell'occhio sinistro, esso non era percettibile a prima vista. Certo ella non era più, ella non sarebbe più ridiventata la splendida giovinetta che sollevava un mormorio di ammirazione sul suo passaggio, ma era chiaro che le conseguenze dell'accidente ond'ella era stata vittima avrebbero finito coll'essere assai minori di quanto s'era supposto.
Ella s'accostò in punta di piedi all'uscio che metteva sul corridoio.