— E se fosse una signora che si conoscesse da un pezzo? — disse una vocina nota e melodiosa. In pari tempo la Gilda si precipitò nella stanza e si appese (qui la frase va a pennello) al collo del capitano.
— Come? Che?... la Gilda...? — balbettò il Rodomiti nel colmo dello sbalordimento.
— Sì, signore, la Gilda... Sono un po' mutata, ma insomma...
Il capitano guardava alternativamente la sua figlioccia e il professore, le cui guance s'erano fatte del color della porpora — Sua moglie? — egli disse infine.
— Sua moglie, sua moglie — ripetè la giovine.
— Non è lo sposo ch'ella si meritava — osservò Romualdo in tono rimesso, ma senza affettazione di umiltà.
— Zio Tonino — disse la Gilda — fallo tu finire una buona volta... Egli ha paura che tu disapprovi il nostro matrimonio...
— In verità, figliuoli miei — esclamò il capitano, scotendo forte la mano ad entrambi — in verità ch'io sarei una gran bestia se lo disapprovassi... Ma vi confesso che mi avete fatto cascar dalle nuvole... Ah professore, professore, siete più birichino di quello che credevo, voi... Basta... Intanto, Gilda, torno a dirti ciò che dicevo poco fa a lui... La donna che prese per marito questo signore ha sposato un fior di galantuomo...
— Grazie, amico mio — interruppe il dottor Romualdo, raggiante di contentezza.
— Un fior di galantuomo — continuò il capitano — a cui bisogna voler bene sempre.