— Bah! — concluse la signora Dorotea — sarà per una notte.
Fatta questa consolante riflessione, la signora Salsiccini ordinò alla serva, che era una ragazza mezzo idiota del contado, di preparare su quattro seggiole accostate le une alle altre un letticciuolo per l'ospite sconosciuta, nel luogo di sbarazzo attiguo alla camera del dottor Romualdo; quindi estrasse dalla credenza un vasetto di conserva Liebig, si recò in cucina, e pose opera alla preparazione di un brodo sostanzioso, nel quale fece bollire un pugno di paste di Napoli. I gatti Mao e Meo, non usi a veder due volte in un giorno la pentola al fuoco, alzarono ripetutamente il muso in tono interrogativo, e vennero a fregarsi alle vesti della loro padrona, distraendola dal suo delicato ufficio con qualche discapito del brodo, che prese un leggiero odor di bruciato.
La signora Dorotea, poichè una debolezza ne tira dietro un'altra, considerò che anche il professore poteva aver bisogno di qualche cosa; e mandò in segretezza a prendere un quintino di vino bianco e un'oncia di formaggio stracchino che dispose acconciamente sopra la tavola apparecchiata. Dopo di ciò lasciò andar a letto la serva, la cui presenza era affatto inutile, e stette ad aspettar l'arrivo della corsa.
La prima impressione della signora Dorotea, allorchè le comparve davanti il suo pigionale con la Gilda in braccio, fu l'impressione medesima provata dai due studenti: che questa bimba egli l'avesse rubata. Certo l'idea stravagante non poteva aver presa in lei, come non l'aveva avuta nei due giovinotti; ma essa bastò ad esacerbarla di nuovo e a farle assumere un aspetto cupo e sospettoso.
E appena il professore ebbe deposto in terra il suo fardello, ella cominciò: — Mi spiegherà, poi...
— Non ho tempo, non ho tempo — rispose il nostro Romualdo, afferrando pel vestito la sua pupilla, che manifestava una gran voglia di rotolarsi sul pavimento.
Allora la signora Dorotea precedette in silenzio nel salottino i nuovi arrivati, depose la candela sulla tavola, ove c'era la minestra già scodellata, e si avviò verso l'uscio con dignità di regina.
— Il letto è fatto — ella disse senza voltarsi, quando fu sulla soglia. Indi si dileguò.
Ma innanzi che passassero cinque minuti, i suoi migliori istinti l'avevano ricondotta in salotto, ove il professore continuava a dibattersi in mezzo a smisurate difficoltà.
— Si può dar di peggio? — gridò entrando la signora Dorotea, che voleva dissimulare la sua condiscendenza con le apparenze della severità. — Si può dar di peggio? Non finirà mai questa musica?