— Uhm! — borbottò la signora Dorotea, deponendo il cucchiaio sul piatto e slacciando lentamente il tovagliolo della fanciulla. — In ogni caso cercherà un altro quartiere...
— Signora Dorotea, dopo tanti anni... Credevo che ci si potesse accomodare, beninteso facendo altri patti.
— Son vecchia, io, ho bisogno della mia quiete... Se avessi potuto immaginarmi che a Lei capitavano le nipoti dalle nuvole, si figuri se Le avrei appigionato le stanze... Basta, basta, l'aiuterò io stessa a trovarsi un appartamento che Le convenga... Lei è un dotto... per queste cose, si sa, non è fatto... Ma pensi intanto a coricar quella creatura. Non vede che non si regge più dal sonno?... Oh, se non c'ero io, la cadeva proprio dalla sedia... E vuol tenersi le nipoti in casa, Lei?... Qua, qua, piccina... Chiude già gli occhi... Orsù, per questa sera gliela metterò in letto io... Per questa sera, ben inteso... Ci preceda Lei, con la candela... Così...
La signora Dorotea portò la Gilda nella camera che le era destinata, e si accinse a svestirla. — E la non ha nemmeno uno straccio di suo? — ella domandò, guardandosi attorno.
A questa interrogazione il professore si picchiò la fronte, poi si frugò nel taschino del panciotto, e ne estrasse la ricevuta del bagaglio.
— Si è dimenticato di ritirare i bauli?... Era da immaginarselo... Che vuol fare, adesso?... Bisogna aspettare fino a domattina... Dia qui la ricevuta... Intanto le lasceremo la biancheria che ha in dosso... Come dorme!... Scommetto che tirerà innanzi così per dodici ore...
— Grazie, signora Dorotea — si arrischiò a dire il professore.
— Non mi ringrazi — saltò su la vedova. — Se non fosse stato che per Lei... Mi faceva compassione questa innocente... Sua nipote o no, ella non ne ha colpa...
— Ma, signora Dorotea, che cosa crede?
— Io?... Non credo nulla, io... Del resto, son ciarle inutili. Sulla sua scrivania troverà una lettera e un giornale arrivati durante la sua assenza... Buona notte.