«Stimatissimo Signore,
«Quantunque io non abbia l'onore di conoscerla, nè di essere da Lei conosciuto, La prego di voler recarsi immediatamente a Genova per ragioni di estrema importanza. Sarei venuto io stesso costì se mi fosse stato possibile di assentarmi per un paio di giorni, ma mi è forza attendere allo scarico del mio bastimento. D'altra parte, non credo opportuno di affidare alla posta le comunicazioni che debbo farle e le cose che debbo consegnarle. Io mi tratterrò in Genova per tutta la settimana; poi salperò per le Indie. A sua maggior guarentigia faccio autenticare la mia firma da questo Capitanato del porto.
«Appena giunto a Genova voglia cercar di me presso i signori Radice e Lupini, sensali di noleggio in piazza Banchi.
«Le ripeto che la faccenda per la quale Le dirigo questa lettera è tale da interessarla grandemente e da non poter essere confidata a terze persone.
«Mi creda
«Suo obbl.
«Antonio Rodomiti
«Capitano di lungo corso,
comandante la nave italiana
a tre alberi, Lisa.»
Seguiva l'autenticazione indicata.
Il dottor Romualdo rimase di sasso. Chi era il capitano Rodomiti? Che poteva voler da lui? Un pensiero gli balenò alla mente, ma non vi si fermò più che tanto. Nondimeno tornò ad esaminare la lettera per vedere se vi fosse una parola che accennasse al luogo donde veniva la Lisa; ma non c'era nulla. Il capitano aveva stimato superfluo il dirlo o lo aveva taciuto ad arte. Telegrafare o scrivere per domandare schiarimenti era inutile. Su questo punto non c'era oscurità. Il signor Rodomiti diceva schietto che non avrebbe fatto le comunicazioni, nè consegnato le cose affidategli se non personalmente al professor Grolli. C'era un altro partito. Non darsi nemmeno per inteso del foglio ricevuto e continuare a svolgere l'elegante formula x sen ysen α.
No, no, quest'era impossibile. Il professor Grolli, quantunque avesse testa di matematico e abitudini di misantropo, non era poi un pezzo di marmo; egli sentiva che il capitano non gli aveva scritto senza una grave ragione, e che non era lecito di considerare la sua lettera come il capriccio del primo venuto. Che fare adunque? Prender la ferrovia, e quanto più presto tanto meglio. Il professore aperse un orario ch'egli aveva sul suo tavolino, e vide che a voler partire in giornata per Genova non ci era tempo da perdere. Pose sospirando un calcafogli sopra il manoscritto, buttò giù in fretta due righe pel rettore dell'Università, diede a traverso lo spiraglio dell'uscio un'occhiata al suo piccolo laboratorio per vedere se i fornelli erano spenti, poi aperse un tiretto del suo cassettone, ne tolse una camicia da notte che collocò in una sacchetta da viaggio, infilò un soprabito color pepe e sale, calcò sulla testa un berretto di panno nero con visiera di cuoio, prese sotto il braccio l'ombrello, e in questo elegantissimo arnese si presentò all'attonita signora Dorotea.