E infatti egli non tardò ad avvedersi che l'incidente della notte scorsa aveva avuto un'eco nelle severe aule della scienza. Poichè, appena il suo arrivo fu notato dagli studenti sparsi nel cortile e sotto i portici in attesa del suono della campana, essi si affollarono sul suo passaggio con un bisbiglio simile al ronzìo d'uno sciame d'api. Ma la vista del cappello abbrunato del professore disarmò i loro sarcasmi. Anche il rettore, a cui il Grolli si presentò subito, pareva sulle prime esser disposto alla celia, ma anch'egli se ne astenne quando avvertì il segno di lutto e disse con accento di simpatia: — Vedo con dispiacere che Lei fu colpito da qualche sventura domestica.
Allora il dottor Romualdo, così taciturno, così riservato per indole, dovè raccontare ciò che gli era accaduto.
— Casi della vita — osservò gravemente il rettore, che non aveva scritto per nulla un libro di psicologia sperimentale. — Casi della vita — egli ripetè, offrendo una presa di tabacco al giovane scienziato.
La lezione procedette senza peripezie.
I giovani stettero quieti secondo l'usato, e il Grolli notò con singolare compiacenza che le inattese vicende dei giorni scorsi non avevano potuto ottenebrare in alcuna guisa la limpidezza del suo criterio matematico. Seppur nel più bello di una dimostrazione il visino della Gilda si affacciava al suo pensiero nel mezzo di un triangolo isoscele o scaleno, egli andava acquistando man mano la usata sicurezza, talchè gli studenti non se ne accorgevano e i rapporti degli angoli fra loro rimanevano inalterati.
Così egli uscì della scuola con animo più tranquillo, e volse le cure ad altro importantissimo ufficio, a quello cioè di collocare a frutto i danari della Gilda.
Egli era ormai deciso di non toccar quella somma in alcun modo, ma di lasciarla ingrossarsi cogli interessi a formar la dote della fanciulla. Per quanto egli vivesse fuori del mondo, gli era pur giunta all'orecchio questa grande verità, che le femmine senza dote stentano a maritarsi. All'educazione, al mantenimento della sua pupilla avrebbe provveduto egli stesso. Il suo stipendio di assistente era piccolo, ma egli lo arrotondava un po', collaborando in qualche Rivista scientifica e prestando l'opera sua per qualche analisi chimica. In tre anni dacchè aveva una posizione, s'era messo da parte millecinquecento lire: erano dunque cinquecento lire all'anno ch'egli poteva spender di più, e le avrebbe spese per la Gilda. Certo, con questa piccola somma non gli era dato far miracoli, ma possibile che non gli venisse presto la nomina a professore! Il dottore Romualdo avvertì per la prima volta nel suo animo un sentimento poco nobile e generoso, tanto è vero che spesso il male germoglia dal bene, come il bene dal male. Egli pensò che il titolare della Cattedra di matematica aveva quasi ottant'anni ed era paralitico, onde la sua morte non avrebbe nè sorpreso, nè addolorato soverchiamente nessuno.
Vergognandosi seco medesimo di questo calcolo indecoroso, il dottor Grolli eseguì quel giorno una duplice operazione presso la Banca locale. Egli prelevò una piccola somma sulla partita che teneva aperta colà, e nello stesso tempo, con immenso stupore del cassiere signor Bernardo Bernardini, versò a titolo di deposito vincolato lire 10,674 50 in nome della signora Gilda Natali minorenne, di cui egli si costituiva rappresentante.
Sollevato così da un grave pensiero, il nostro Romualdo ritornò a casa, fermo nel proposito di rinchiudersi nella sua stanza e di non uscirne fino al momento del desinare. Poichè, egli saviamente rifletteva, se la responsabilità, se gl'impegni mi si sono così d'improvviso accresciuti, è indispensabile ch'io lavori con maggior lena di prima, che rassodi ed estenda la mia fama, che mi faccia conoscere in Italia e fuori... Purchè la Gilda non mi disturbi co' suoi strilli!...
E invero la Gilda non strillava punto, ma questa tranquillità era stata acquistata ad un prezzo che al Grolli parve assai caro. Perchè la fanciulla aveva trovato che di tutte le stanze della casa quella del professore era la più allegra e ridente. E vincendo le deboli resistenze della signora Dorotea, ella vi si era trasportata coi suoi balocchi, aveva addossato a una parete la bambola, aveva deposto per terra l'agnello, aveva sciorinato sopra una sedia il suo servizio da cucina. E con molta serietà conduceva l'agnello a belare davanti alla pupattola, la quale s'inchinava in segno di gradimento; poi la pupattola era condotta alla sua volta davanti alla cucina, ove fingeva di rifocillarsi con grande appetito. Come pennellata finale, i due gatti Mao e Meo, che da anni ed anni non penetravano nella stanza del professore, attratti, per quanto sembra, dalle grazie della Gilda, avevano stimato opportuno di rompere la consegna e russavano l'uno vicino all'altro sulla poltrona ove aveva l'abitudine di sedere il dottor Romualdo.