— Signora Dorotea, signora Dorotea — egli gridò, abbracciando con un rapido sguardo il desolante spettacolo.
— Che vuol che ci faccia?... La bambina gridava come iersera e non ho potuto quietarla altrimenti che lasciandole fare il piacer suo.
— Ma io...
— Ma Lei, caro signor professore — interruppe la signora Dorotea in un accesso del suo umore bisbetico, del giorno innanzi, se vuol tenersi sua nipote a dovere, rimanga a casa a custodirla, o le pigli una governante... Capisco anch'io che così non può durare.
E ciò detto, afferrò la gruccia dell'uscio e abbandonò la stanza, seguìta dalla Gilda che le si era aggrappata alle falde del vestito e che lasciava armi e bagagli sul campo di battaglia.
— Signora Dorotea — gridò di nuovo il dottore Romualdo, scotendo forte la poltrona su cui si trovavano i gatti. Ma la signora Dorotea non sentì o non volle sentire; invece Mao e Meo, turbati nei loro riposi, spiccarono un salto, passarono sopra la scrivania del professore scompigliandone le carte, e calatisi giù dall'altra parte sgusciarono via per l'uscio socchiuso.
— E vero, così non può durare — esclamò il professore. E si lasciò cadere sfinito sulla poltrona.
IX.
— Così non può durare, — avevano detto con mirabile accordo la signora Dorotea e il professore Romualdo uno degli ultimi giorni del maggio 1861; ma si sa che le umane previsioni sbagliano spesso, e non parrà quindi troppo singolare che durasse così per alcuni anni. Invero, nei primi tempi, la signora Dorotea si era accinta molto coscienziosamente all'ufficio di cercare un quartierino che potesse convenire al professore, ma per quanti ella ne avesse visitati non gliene era andato a genio nessuno. E il professore aveva sempre accolto con la massima rassegnazione le risposte sconfortanti della sua padrona di casa. Finalmente, in via provvisoria e verso un moderato aumento di pigione, la signora Dorotea s'era determinata a cedere al dottor Grolli anche il salotto da ricevimento, affine di collocarvi la Gilda togliendola dal bugigattolo ov'era stata posta al suo arrivo. — È una cosa che non può tirare in lungo più di qualche settimana — dichiarò un giorno la vedova Salsiccini alla portinaja, che le rinfacciava sarcasticamente la sua debolezza. La signora Gertrude non si degnò di rispondere, ma le sue labbra si atteggiarono ad un sorriso di compassione.
E i fatti dimostrarono che la signora Gertrude aveva le sue buone ragioni di sorridere. Prima che passasse un mese, la combinazione provvisoria era diventata una combinazione stabile, il professore non pensava ad andarsene, la signora Dorotea non pensava a cacciarlo via, e la Gilda Natali mostrava le migliori disposizioni a menar per il naso così il dottissimo zio come la padrona di casa. — È una birichina — diceva la vedova, conducendo seco la bimba nelle sue peregrinazioni e presentandola alle infinite sue conoscenze — una birichina. Ma io la farò stare a dovere.