I colleghi, con la insistenza uggiosa dei dotti quando pretendono di far gli uomini di spirito, celiavano costantemente su queste attenzioni speciali della signora Olimpia pel Grolli. — Ehi Grolli, state in guardia... la signora Lorati insidia la vostra innocenza... Badate che non si ripeta il caso della moglie di Putifarre.
Il professore si agitava sulla sedia e borbottava infastidito: — Che discorsi! — E si confermava sempre nell'idea ch'era meglio vivere a sè, tenersi lontani anche dai colleghi, e non aver con loro altre relazioni che quelle volute dagli studi. Ma oramai erano vani rimpianti e conveniva rassegnarsi all'inevitabile.
Gli omaggi di cui la Gilda era l'oggetto in casa del rettore non le facevano salire i fumi al cervello. Lasciava discorrere i damerini senz'accordar preferenze ad alcuno, e quando giungeva il momento desiderato dei quattro salti in famiglia, ella ballava indifferentemente con tutti, più entusiasta della danza che dei danzatori. Com'era bella allorchè il giro vorticoso del valzer le invermigliava le gote e le scompigliava i capelli, e il suo piede leggiero appena sfiorava il pavimento, e la sua persona agile, snella, succinta, si disegnava in mille pose sempre diverse e sempre leggiadre e composte!
— Che allegria, non è vero, in queste festine? — diceva il cavaliere Lorati, stropicciandosi le mani e andando dall'uno all'altro crocchio. — Benedetta la gioventù!... Ci s'ingrassa proprio a vederla divertirsi in tal modo... Voi, caro Grolli, vi siete fatto vecchio prima del tempo... Avete avuto torto, un gran torto... Quanti anni avete?
— Trentacinque fra poco.
— Guardate un po' se un uomo a trentacinque anni dovrebbe star lì impalato presso uno stipite invece di ballare con le ragazze... Fin che si tratta di me che non aspetto i sessanta...
Ballare! Egli, il professor Grolli! Che idee! Le coppie danzanti lo urtavano, lo investivano, ed egli rimaneva come trasognato. In quell'intrecciarsi delle braccia, in quel confondersi del respiro, in quel mover del piede in cadenza, in quell'abbandonarsi della persona all'onda dei suoni, c'era dunque, ci doveva essere un piacere ch'egli non aveva mai provato, ch'egli non sapeva comprendere, ma di cui gli era impossibile non ravvisare l'espressione schietta ed ingenua nelle facce giovanili ch'egli vedeva passarsi davanti. Era proprio vero. C'era un mondo di cui egli non aveva nemmeno toccato la soglia.
Negl'intervalli fra un ballo e l'altro la Gilda veniva a dargli un saluto e a chiedergli se si divertiva... Oh! tanto... Egli la seguiva mestamente con l'occhio mentre ella s'allontanava a braccio di un cavaliere qualunque. Egli pensava che la cara bambina la quale gli aveva insegnato a comprender la famiglia, non era più sua; le acri voluttà della vita si erano impadronite di lei: oggi era il ballo, era l'ingenua soddisfazione di sapersi ammirata; domani sarebbe stato l'amore, forse la passione violenta, irresistibile, fatale.
— Fra un paio d'anni bisognerà dar marito a quella ragazza — diceva il rettore battendo sulla spalla del dottor Romualdo. — Cospetto! Come è cresciuta bene!... Grande scoglio questo del matrimonio... E io ho da provvedere a due... Meno male che se ne incarica Olimpia.
Un discorso così naturale come quello del matrimonio della nipote recava al professore una molestia inesplicabile, ed egli sfogava il suo dispetto parlando con amarezza di tutti i giovani i quali frequentavano la famiglia Lorati.