Nel tornare a casa, una sera, la Gilda gli chiedeva il suo parere sopra certo Norio, ch'era una conoscenza recente e che pareva destinato a divenire il beniamino della società.
— È un giovine che non riuscirà a nulla — replicò vivamente il professore.
— O perchè dici così? — ella soggiunse.
— Perchè? A che vuoi che riesca un giovine che è venuto qui per istudiare e pochi giorni dopo il suo arrivo non sa impiegar meglio la sera che ballando e facendo giuochi di compagnia?
— Dio buono! Alla sua età non gli sarà lecito divertirsi?
— Alla sua età il divertimento per i giovani seri, per i giovani che vogliono diventar qualche cosa, è lo studio. Ne ho conosciuti io di questi giovani, che vegliavano fino a tarda ora sui libri, affaticandosi la mente, logorandosi gli occhi, che si alzavano poi la mattina prima del sole e ripigliavano il lavoro lasciato a mezzo, intenti a decifrare una formula, a risolvere un problema... Oh non erano eleganti, no... Non avevano la scriminatura perfetta, i baffetti arricciati, il colletto candidissimo, il nodo della cravatta d'una simmetria architettonica, non avevano i bottoncini d'oro sulla camicia... no, no... le loro vesti erano sgualcite, la loro biancheria era frusta, i loro capelli scomposti... Le donne non li guardavano con compiacenza...
— Ma, zio Aldo — interruppe Gilda — saranno stati indecenti.
— Non me ne intendo io... Erano poveri...
— Ebbene, che colpa ha il signor Norio se la sua famiglia è piuttosto agiata?
— Colpa? Non ne ha nessuna, ma gli manca la più grande maestra della vita, la povertà. Male alloggiati, mal nutriti, mal coperti, si trova che vi è una sola consolazione, il lavoro, lo studio... La vita del pensiero diventa la vita del corpo; non si sente la fame, non si sente il freddo... Per mesi e mesi si mangia un pane di meno al giorno, tanto da comperarsi un libro nuovo, e quel libro acquistato così faticosamente ha per noi maggior pregio che non abbia pei bellimbusti un abito da ballo, e per voi altre donne un vezzo d'oro e di perle... Voltarne e rivoltarne la coperta, tagliarne le carte, aspirare l'odore acre della stampa ancora umida e fresca, ecco tanti piaceri ignorati dal comune della gente... Che c'importa delle travi affumicate, che c'importa delle pareti sgretolate e crollanti?... I nostri occhi guardano più in là; essi abbracciano il mondo intero...