— E nessuna compagnia, nessuna distrazione? — chiese la Gilda, che non aveva mai trovato lo zio Aldo così eloquente.
— Distrazioni?... Qualche passeggiata all'aria aperta, nelle ore del sole l'inverno, nelle ore del fresco l'estate... Compagnia?... Fra i vivi, tre o quattro coetanei delle stesse condizioni e degli stessi gusti; fra i morti, tutti i migliori... Tutti quelli che hanno stampato un'orma nel campo degli studi; tutti quelli che hanno aggiunto una verità al patrimonio della scienza... e t'assicuro io che valgon meglio della folla volgare e piccina dalla quale siamo attorniati.
— Tu hai fatto questa vita, zio? — domandò la Gilda commossa.
— Ho parlato di me?
— Oh! T'ho inteso benissimo... Fosti tu pure uno di quelli che hanno lottato, che hanno patito.
— Ne conobbi tanti che patirono di più...
— Povero zio Aldo! — rispose la fanciulla alzando verso di lui gli occhi inteneriti. — Sei rimasto solo presto?
— Sì — egli rispose, scosso da quella voce soave, da quello sguardo penetrante. — Ma lasciamo questo discorso... Vedi che ormai la burrasca è passata.
La Gilda sapeva che suo zio non era mai stato ricco, ma ella ignorava ch'egli avesse avuto una giovinezza così travagliata, e strappandogliene per la prima volta la confessione non poteva a meno di ammirare in lui la forza dell'animo alieno da ogni vanteria.
— Hai ragione, zio Aldo — ella soggiunse dopo una breve pausa. — Quelli che tu hai descritti sono i giovani degni di essere amati.