Egli sentì corrersi un fremito per le vene; poi disse sospirando: — Amati da una donna! A che pro?... Allora non istudierebbero più.

— Oh zio Aldo — sclamò la Gilda — come sei cattivo con noi donne!

XIII.

Nel maggio di quel medesimo anno, il professore e la Gilda ricevettero una visita non meno cara che inaspettata, quella del capitano Rodomiti. Il capitano non si era mai dimenticato dei suoi amici, scriveva loro ogni tre o quattro mesi, mandava regali alla sua figlioccia, e le prometteva sempre che sarebbe venuto a salutarla. Ma, sinchè il suo bastimento si trovava nei mari dell'India e del Giappone, egli aveva un bel promettere, e la Gilda diceva ridendo: Lo zio Tonino discorre delle sue visite come s'egli fosse a Firenze o a Milano invece d'essere a Hongkong o a Singapore. — Adesso però egli si era diviso non senza rammarico dalla sua vecchia Lisa, e assumeva il comando di un legno di gran portata uscito appena dai cantieri di Sestri Ponente per conto d'uno dei principali armatori della riviera Ligure. Prima d'imbarcarsi e di star lontano dall'Italia chi sa quanti anni ancora, aveva chiesto una licenza di due settimane, e ne approfittava per venir a vedere coi propri occhi i cambiamenti successi in quasi dodici anni nella vispa bambina ch'egli aveva condotta da Montevideo a Genova. Come lo accogliessero non c'è bisogno di dirlo. Il lungo tempo trascorso dal primo ed unico incontro fra il professore e lui non aveva lasciato segno visibile sulla sua fisonomia e sulla sua persona. Una vita attiva sin dall'infanzia, esercitata alle fatiche, alle privazioni e ai pericoli, abbrevia forse il periodo della giovinezza, ma prolunga quello della virilità. L'uomo comincia più presto, ma finisce più tardi. Il Rodomiti toccava i sessanta, ma a vederlo lo avreste detto appena cinquantenne. Giusto di membra nelle sue proporzioni colossali, egli si conservava sempre ritto e imponente; l'occhio limpido e vivace esprimeva il connubio della forza e della bontà; non era facile trovare un pelo bianco nella sua barba e nei suoi capelli che incorniciavano l'ovale regolare della sua faccia abbronzita. In collera era terribile, terribile come l'Oceano di cui aveva affrontato così spesso le tempeste; ma le tempeste della sua anima erano molto meno frequenti di quelle del mare, e i suoi scoppi d'ira non erano mai cagionati da futili motivi. Solo i deboli, quando non sono pusillanimi, sono irascibili. Il capitano Antonio era d'ordinario pronto al sorriso e all'arguzia; la sua voce tonante sapeva piegarsi alle inflessioni più dolci, più carezzevoli, specialmente quand'egli si trovava in mezzo ai bambini. Oh i bambini egli li amava tanto! Non v'era porto toccato dalla sua nave ov'egli non ne conoscesse qualcheduno, e la sua cabina era piena di gingilli ch'egli portava da una parte all'altra del mondo per regalarne i suoi piccoli amici. E che feste essi gli facevano! Come gli si arrampicavano sulle spalle, come gli tiravano la barba! Era padrino di quasi tutti i figli de' suoi marinai, e la soddisfazione ch'egli vedeva dipingersi in tante famiglie al suo comparire lo dispensava dall'avere una famiglia propria. D'indole espansiva e gioviale, egli narrava volentieri i suoi viaggi, che gli avevano fatto conoscere uomini e paesi diversi, e veniva sempre alla sua conclusione favorita: — Ciò che v'è di meglio dappertutto sono i fanciulli.

— Meglio delle donne? — chiedeva qualcheduno maliziosamente.

— Eh! mille volte meglio.

Il capitolo delle sue avventure galanti sarebbe stato lungo e curioso; ma egli non voleva parlarne mai, e, se altri tentava di tirarlo in lingua, egli rispondeva con monosillabi e guardava i globi di fumo svolgentisi dalla sua pipa.

Con immenso terrore della signora Dorotea, il professor Romualdo avrebbe voluto dare ospitalità al capitano; ma questi preferì aver la sua libertà e scendere all'albergo. Egli veniva però ogni mattina a prender la Gilda, che si appendeva al suo braccio, e sebbene dovesse alzar molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse alquanto a mettere i suoi passi al pari con quelli di lui, era superba di un così maestoso cavaliere. Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro, si vedeva più d'un curioso far sosta un momento e voltarsi indietro, colpito dalle dimensioni colossali del capitano.

— Ho questa statura da quarant'anni e non ci si sono ancora avvezzati — osservava sorridendo il Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela alla vetrina di qualche negozio e abbassava il capo per non urtar nei lampioni.

Il capitano e la Gilda avevano una infinità di cose da dirsi. Egli rinverdiva nella mente di lei le immagini illanguidite dei primi anni, le discorreva di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava dello zio Aldo, della sua bontà, del suo amore allo studio, della sua timidezza.