— Un brav'uomo, un brav'uomo — soggiungeva con un accento convinto il capitano. — È un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai del nostro primo incontro. Egli pareva sbigottito della mia statura; io, a vederlo così piccino, così impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... È più basso di te, non è vero?

— Oh, di qualche centimetro...

— A ogni modo, adesso è migliorato anche nell'aspetto... Adesso senza dubbio si rade, si pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito da viaggio... Oh che tipo! Però non mi ci volle molto a riconoscere un fior di galantuomo... Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente, il legato lasciatogli da sua sorella... Non tutti avrebbero fatto altrettanto.

— Lo credo io! — esclamava la Gilda. E raccontava le mille attenzioni che il suo tutore le prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva per lei. — Già — ella diceva — ne fa uno grandissimo a tenermi seco... Non può soffrire le donne... Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile... Quando mi son cambiata di pettinatura (in collegio tenevamo i capelli raccolti in due lunghe trecce che ci cadevano giù per le spalle) egli durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni passo che faccio per uniformare la mia toilette a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi in viso... E non è già per la spesa... no certo, gli è che lo zio mi avrebbe voluto sempre bambina.

E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane ancora un po' corte.

Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza di condur seco per qualche giorno la ragazza a Milano. Questo viaggetto finì con un gran colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano e la Gilda furono di ritorno, la signora Dorotea mise un grido, e per poco non lasciò cadere di mano il lume con cui ella era venuta ad aprire.

— Chi è? chi è?

— Zitta, sono io... Non mi conosce? — disse la Gilda, avviandosi frettolosa verso la camera dello zio. Il capitano Rodomiti la seguiva più lentamente, e con la sua presenza metteva in soggezione la vedova e la forzava a starsene muta.

Il professor Romualdo era seduto davanti alla scrivania con le mani sprofondate nei capelli, cogli occhi fissi sull'ultimo numero del Journal des mathématiques, con le spalle rivolte all'uscio. Una candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva la poca luce sullo scrittoio e lasciava in ombra il resto della stanza.

La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò adagio adagio alla sedia, e appoggiandosi alla spalliera, disse: — Zio Aldo.