Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le mani, e stirò sul pavimento le sue lunghissime gambe.

L'ammirazione del capitano Rodomiti non era affatto irragionevole, perchè la Gilda non era mai stata così bella come quella sera. Il suo vestito non le faceva una grinza; ed ella lo portava con la disinvoltura d'una gran dama.

— Via, via, caro Grolli — continuò il capitano, ch'era in vena di chiacchierare — perdonate alla vostra pupilla il delitto di aver passati i sedici anni e di avere un paio d'occhi che faranno girare il capo a molti.

— Capitano! — interruppe il dottor Romualdo.

— So che queste cose non si dovrebbero dire in presenza della ragazza, ma la Gilda ha giudizio e non c'è pericolo che gli elogi la guastino... E poi, lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani parto, e me ne vado alla Plata... Dunque, non le tenete il broncio?

— Ma che broncio? Io non vi capisco — proruppe il dottor Romualdo, alquanto confuso. — È un pezzo che mia nipote non è più una bambina, eppure io non le ho scemato l'antico affetto.

— Oh, no — proruppe la Gilda.

— Non basta, non basta — riprese il capitano, spingendo fuori della bocca una grande nuvola di fumo — bisogna che la Gilda possa avere per voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi genitori... Si avvicina il momento dei segreti scabrosi; guai se una ragazza non sa a chi rivelarli! Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie cento figliocce sparse nelle cinque parti del mondo mi veggono arrivare, esse sanno ch'io leggo sul loro fronte le novità che sono accadute nel loro cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste novità si rassomiglian tutte, tanto alla Nuova Zelanda quanto in Italia, tanto nella Polinesia quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza quanto al Giappone... È così, e la vita convien prenderla com'è...

Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente per la stanza, e la sua ombra gigantesca si disegnava sulla parete; il professore, inquieto, guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile con un gomito appoggiato alla spalliera d'una seggiola, cogli occhi chini al suolo.

— Qui non c'è scritto ancora nulla — soggiunse il Rodomiti, avvicinandosi alla giovinetta, ponendole una mano sotto il mento e sforzandola a guardare in su — qui non c'è scritto ancora nulla — e a queste parole il dottor Romualdo si sentì liberato come da un incubo. — Ma — continuò il loquace capitano — un dì o l'altro qualche cosa ci sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io mi troverò sull'Oceano, e il professore queste formule non sa decifrarle da sè, sarà necessario che madamigella si faccia coraggio, e dica nell'orecchio allo zio ciò che la turba... E il signor zio deve promettermi che non si scandalizzerà punto, ma farà bene anche allora la sua parte di babbo. Siamo intesi, Gilda?