— Noi prenderemo d'assalto il deposito delle vettovaglie, non è vero, zio Aldo?
— Pazzerella, pazzerella! — replicò questi. E invidiava la facile allegria della gioventù, egli che non s'era sentito giovine mai.
Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato il caffè e latte; poi si partì con la scorta di un ragazzo ch'era pratico della strada e che portava gli scialli e i mantelli.
Era una splendida mattina; le cime dei monti illuminate dai primi raggi del sole si disegnavano nitidissime nel cielo azzurro, un'aria frizzante ed elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava fra i rami degli abeti e accarezzava mollemente l'erba rugiadosa. Si saliva a grado a grado, ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso qualche torrente incassato nella montagna. La scena, come avviene tra le Alpi, mutava ad ogni istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa. Qua una gola asserragliata fra due rocce a picco e ove l'acqua si precipitava con un fracasso d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici, là una distesa di valli inondate di luce, avvolte in una quiete solenne.
La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica dei terreni distraevano singolarmente il professore, al quale nessuna delle gite passate aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E l'Albani prestava un aiuto insperato al suo dotto compagno, arrischiandosi volentieri col suo piede sicuro nei posti meno accessibili a coglier per esso le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni. Ma più spesso il pittore stava a fianco della Gilda, il cui volto brillava d'uno schietto entusiasmo. I due giovani si comunicavano le loro impressioni e provavano una dolce maraviglia a vedere quanta conformità vi fosse nei loro gusti. La Gilda s'accorgeva per la prima volta d'avere anch'essa istinti un po' avventurosi (era forse l'inquietudine de' suoi genitori che le scorreva nel sangue), sentiva che le tranquille abitudini casalinghe, in cui tante donne trovano pure una compiuta felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle in uggia. Oh poter correre il mondo, poter affinare lo spirito nella lotta, poter conoscer la vita! E il suo pensiero volava alla sua mamma, il cui animo virile in mezzo alle più terribili prove le era stato vantato tante volte dal capitano Rodomiti. Ma qui non poteva a mano di sovvenirle un altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata verso i suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio, sarebbe ingrata anch'ella verso chi aveva fatto tanto per lei?
A millesettecento metri sul livello del mare, sopra un bell'altipiano onde si godeva una veduta magnifica, l'Albani, che era il vero capo della piccola brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto. I viaggiatori si adagiarono sull'erba e fecero onore al pasto frugale con l'appetito che si trova sempre sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino e alcune fette di salame tenute in serbo per le circostanze imprevedute, Mario consultò l'orologio e disse: — Ancora venticinque minuti, e poi ci rimetteremo in cammino. — C'erano da fare altri cento metri di salita piuttosto ardua, prima di giungere al punto che si era prefisso quale ultima meta alla gita della giornata.
La Gilda pretendeva di non essere punto stanca, ma nel fatto ella se ne stava molto volentieri distesa sull'erba, col plaid sotto il capo per guanciale, con l'occhio intento a seguire uno stuolo di nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi verso occidente. Il professore, seduto vicino a lei, aveva aperto la sua scatola da erborista e passava in rassegna il ricco bottino della giornata, enumerando le varie specie coi loro nomi latini e tentando di richiamar l'attenzione della sua pupilla sopra una rarissima gentiana nivalis, e sopra un diantus atrorubens ch'era una maraviglia. Intanto Mario, addossato al tronco di un larice sul ciglio dell'altipiano, ora contemplava la scena circostante, ora si voltava a guardare la leggiadra testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile persona di lei, che si mostrava in tutta l'armonia squisita delle sue linee.
A un tratto un buffo di vento scosse con estrema violenza i rami e le foglie del larice, investì fieramente il pittore, e trasportò a parecchi metri di distanza il cappello della Gilda e la scatola del professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici. Quando Mario ebbe ricuperato il suo equilibrio, la ragazza il suo cappellino, e il dottor Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori si guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava in tutta la sua magnificenza, e nulla offuscava l'azzurro di quella parte di cielo che si offriva al loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette di cui la Gilda accompagnava pur dianzi con l'occhio la rapida fuga. Ma sul dorso della montagna ululavano le selve delle conifere, e, tendendo l'orecchio, si sentivano giù nella valle latrati di cani e voci che si chiamavano e si rispondevano di lontano, e muggiti d'armenti che si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni appesi al collo. Nello stesso tempo, il ragazzo che serviva di guida e che s'era dilungato alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro gridando: L'uragano! l'uragano! Infatti, salendo sopra un rialto di terra donde si dominava il lato opposto della valle, si vedevano in fondo, nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi, accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a poco formare una sola massa bruna, serrata, minacciosa. Indi quella bruna massa, foggiandosi a cuneo come a romper le file di un esercito nemico, usciva dai suoi accampamenti e si avanzava preceduta dal cupo rombo del tuono, resa più terribile dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva oppressa da un incubo, l'erba si piegava impaurita, dagli abeti scroscianti cadevano le pine che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia sgretolata precipitavano i rottami giù per la china; l'aquila sola, roteando nell'aria, salutava col rauco suo strido la bufera imminente.
Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi era impossibile; tant'era mettersi addirittura sulla via del ritorno, e, se il temporale scoppiava, cercar ricovero sotto qualche sporgenza del monte.
Mario si ravvolse nel suo plaid e aiutò i compagni a fare altrettanto, indi si cominciò la disastrosa ritirata. Il sole brillava sempre e la sua viva luce contrastava singolarmente coi neri e densi vapori che andavano via via diffondendosi tutto all'intorno. Secondo la violenza e la direzione del vento, le ombre degli alberi si allungavano, si accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto il vento incalzava, e il tuono più romoroso, più insistente, faceva tremar le montagne.