— Non più d'una goccia, sai! — ammonì il dottor Romualdo.
Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata di liquore. — Bah! Si sente appena — ella disse, restituendo la fiaschetta all'Albani.
Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità ch'era conceduta dalle vesti molli e dalle membra irrigidite. Aveva smesso di piovere, il vento agitava soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano, si confondevano, si lasciavano come se giocassero a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli apparizioni negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne andavano a grado a grado snebbiandosi, e le vette più eccelse si mostravano chiazzate di neve recente, ciò che spiegava il freddo improvviso.
La bufera aveva molto peggiorate le condizioni della strada; qua e là grosse frane ingombravano il sentiero, e si trovavano rami schiantati, e pozze, e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del terreno. Più d'una volta Mario dovette aiutar la Gilda in un passo difficile, più d'una volta egli sentì il dolce peso di quel corpo delicato e flessuoso. Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva con un pendìo alquanto ripido, la ragazza confessò al pittore che il capo le girava un pochino, e che il suo piede non era ben sicuro. Egli le diede il braccio con trasporto, e i due giovani scivolarono insieme giù per la china, a immagine di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata all'indietro, con le guance invermigliate dalla sferza della rigida brezza, cogli occhi pieni di fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano rapidi, ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole sbucava dalle nuvole o si rimpiattava, e nella corsa precipitosa ridevano forte, e il loro riso melodioso, sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine.
Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal cognac. La Gilda aveva un bisogno infinito di parlare, di ridere, di appoggiarsi a qualcheduno. E poichè lo zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo, era naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì voltandosi di tratto in tratto: — Bada — gridava — bada, zio Aldo, di non sdrucciolare.
A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide che il professore incespicò un paio di volte, e nei suoi sforzi per conservar l'equilibrio riportò una storta ad un piede e una contusione a un ginocchio. Pure il nostro scienziato non mosse un lamento, non disse una parola per rallentar la foga della giovine coppia, la cui allegria rumorosa non aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini, e accadeva a loro come ai bambini, che quando si son messi in galloria, finiscono col ridere senza nemmeno saper di che ridono.
Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi trovarono una gran confusione. Non si aveva notizia di due comitive d'inglesi partiti la mattina per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano accompagnati da guide eccellenti; pur si stentava a capire perchè non fossero ancora di ritorno. Oltracciò si considerava ornai sciupata la stagione d'estate. La neve caduta aveva già reso impossibili alcune ascensioni, e chi sa se non sarebbe successo peggio nella notte. C'erano sempre due monti che fumavano, secondo la espressione dell'oste, e que' due monti, chiamati i due gemelli, valevano meglio di qualunque barometro, perchè la loro cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora la temperatura, non sarebbe più venuto un solo forestiero, e sarebbero andati via tutti quelli che ci erano.
L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla strada a spiare il ritorno degli inglesi. Ella si ricordava di una catastrofe avvenuta anni addietro, quando, di cinque touristes che avevano lasciato l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera. E fra le vittime c'era un giovine bello, ricco, pieno di buonumore, un alpinista famoso ch'era stato uno tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo alla sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità d'un fanciullo. Giocava volentieri coi bimbi, scherzava onestamente con le ragazze, amava discorrere di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da Londra per avere almeno il cadavere del figlio. Ahimè! Il ghiacciaio non rende che tardi i suoi morti.
Per buona ventura questa volta non accaddero disgrazie, e gli inglesi aspettati arrivarono sani e salvi, benchè pieni di freddo, di fame, con le vesti fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende il dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo era sempre coperto e il barometro continuava a segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può generale. A mezzogiorno non restavano all'albergo del Camoscio che il professore Grolli, sua nipote e Mario Albani.