Ella chinò il volto confusa e sentì spuntarsi una lagrimetta sul ciglio. Scosse leggiadramente il capo, si rivolse al professore e continuò accennando al quadro: — Lo faremo mettere in una elegante cornice, in una cornice dorata, e poi lo collocheremo nella tua camera... al disopra della tua scrivania...; così lei, signor disprezzatore delle donne, non potrà alzare gli occhi dai suoi dottissimi libri senza vedere una donna, che, via, non è tanto brutta... Chi sa le belle ispirazioni che ti scenderanno da quella immagine!...
A questi discorsi il professore sentiva un peso, un'oppressione al cuore, di cui non sapeva rendersi conto. E intanto, per non rimaner muto affatto, egli rinnovava a Mario le sue congratulazioni. Erano del resto congratulazioni sincere, perchè i pregi singolari di quella mezza figura non potevano sfuggire nemmeno a lui, ed egli paragonava sospirando gli effetti rapidi, fulminei, ottenuti dall'arte, coi successi lenti, modesti, spesso ignorati, della scienza. In altri tempi questo confronto gli avrebbe fatto parer tanto più cari gli studi scientifici quanto minore è lo strepito che essi levano intorno a sè e il compenso ch'essi danno ai loro cultori. Oggi la sua fede vacillava; egli era tentato di chiedersi: — Perchè non nacqui artista anch'io?
— Ah! — riprese la giovinetta, mutando discorso con la solita infantile volubilità — Ho le membra intorpidite... Son rimasta seduta cinqu'ore.
— Dica pur sei — osservò l'Albani. — Si è cominciato al tocco, e sono quasi le sette.
— Ebbene — soggiunse la Gilda, rivoltasi allo zio — scendo a fare i miei quattro passi d'ogni giorno... Mi farà da cavaliere, non è vero, signor Mario? Le nostre colonne d'Ercole saranno quei soliti abeti laggiù... E tu, zio Aldo, potrai vigilare sopra di noi, come l'angelo custode... dall'alto.
Dopo l'uragano, era quello il primo giorno in cui il cielo si mostrava quasi interamente sereno. Spirava un'aria mite, annunziatrice di una rivincita dell'estate sull'autunno precoce; l'oste spianava la fronte corrugata e riapriva l'animo alla speranza vedendo che i due gemelli non fumavano più.
— Bel tempo! — disse il signor Emanuele a Mario e alla Gilda. — Bel tempo! — E si fregò le mani per la contentezza.
Il signor Emanuele se ne stava ritto davanti alla soglia dell'albergo. Vicino a lui c'erano due guide, un cacciatore di camosci, e una guardia daziaria. Fulmine, che scherzava un po' più lontano col cane del cacciatore, corse festosamente verso i due giovani. Il crocchio si divise per lasciarli passare.
— Sono fidanzati? — chiese la guardia daziaria.
— Ma! — rispose il laconico oste.