Il sole era fuggito dalle cime dei monti, il breve crepuscolo cedeva il posto alla sera, e già le stelle cominciavano a tremolare nel firmamento. Il cappuccio di lana rossa della Gilda spiccò ancora per qualche istante tra il grigio uniforme di tutte le cose; poi il professor Romualdo non vide più che due ombre. E intanto Mario narrava alla Gilda come Miss Dolly Ruthwen fosse divenuta moglie dell'artista ch'ella aveva ispirato col suo bel viso. Il cane Fulmine, quasi a significare la sua approvazione al felice connubio, abbajò rumorosamente destando l'eco della valle, e i due giovani si misero anch'essi a gridare per celia: Gilda! Mario! L'eco rimandava confusi insieme i due nomi Mario! Gilda!

Lo scienziato non sapeva staccarsi dalla finestra. Egli seguiva con l'occhio il moversi di quelle ombre, egli tendeva l'orecchio a quei suoni. E indovinava l'amore. L'amore, che fino allora egli non aveva nè provato in sè, nè compreso negli altri, adesso gli passava rasente come un soffio infocato, gli turbava i sensi e lo spirito. Oh perchè aveva egli tanti anni addietro accolto il grave legato di una sorella con la quale non lo vincolava obbligo alcuno? E quando pure avesse voluto conservare ed accrescere il piccolo patrimonio della nipote; quando pure avesse voluto colmarla di benefizi, perchè tenerla sotto il suo tetto? Per sentirsi dire un giorno: — la tua parte è finita. Tutto l'affetto prodigato a questa creatura nel lungo periodo dell'infanzia e dell'adolescenza val meno del primo sorriso d'un ignoto che la rapirà alla sua casa? E a te che le hai fatto da padre, non resta altro che mettere il tuo visto sotto il passaporto che le servirà a varcar la tua soglia per non ricalcarla forse mai più? Senonchè, altri pensieri succedevano a questi nell'animo del professore. Egli non poteva a meno di confessare che se la Gilda gli aveva costato dei sacrifizi, egli ne aveva pure avuto un ricambio. Ella era stata docile, buona, le sue grazie schiette ed ingenue, la sua intelligenza vivace, il suo desiderio di apprendere avevano fruttato a lui soddisfazioni care e ineffabili. Non aveva ella aperto nuovi orizzonti alla sua mente, non aveva contribuito ad ingentilirgli il costume, a renderlo insomma migliore di quello ch'egli era una volta? E ora, di che cosa poteva incolparla? Di amare. Chi non ama nel mondo? Dacchè egli aveva spinto lo sguardo oltre le sue formule e le sue storte, di chi poteva dire: — Costui non ama, costui non ha mai amato? — Di sè... forse... No; la Gilda non aveva nulla da rimproverarsi. Egli piuttosto, egli che ne era il tutore, il secondo padre, aveva adempiuto alla parte sua? Che aveva fatto mentre il sottile veleno dell'amore s'infiltrava nelle vene della giovinetta? Egli non aveva nè provocato dal suo labbro una confidenza, nè chiesto a Mario Albani una spiegazione; aveva assistito con le braccia incrociate al crescere di una simpatia che forse non era più che un capriccio pel giovine artista, ma che certo aveva messo salde radici nell'anima della Gilda, e, delusa, le avrebbe turbata tutta la vita. Oh improvvido e inetto! Ed egli andava orgoglioso della sua scienza, egli che non aveva saputo fare ciò che sa ogni più umile persona del volgo a cui siano affidate le sorti d'una fanciulla!

Lo prese un'inquietudine affannosa, e gridò: — Gilda! Gilda! È tardi...

— Eccoci, eccoci — rispose la Gilda. E Fulmine, abbaiando, precedette all'albergo la coppia felice.

Quella sera Mario Albani si ritirò più presto del solito nella sua camera. Il professore, fattosi animo, trattenne la Gilda, e con voce che la commozione rendeva tremula: — Gilda — le disse — non mi nascondi nulla?

Ella abbassò gli occhi e arrossì.

— Ti ricordi — continuò il professore Romualdo — dei discorsi tenuti dal capitano Antonio l'ultima sera che egli passò con noi?... Guardami in viso... Quel momento che il capitano presagiva vicino, è venuto?

Ella abbandonò la sua testina sulla spalla dello zio, e bisbigliò tra un sorriso e una lagrima: — Mi pare di sì.

— La tua quiete è in pericolo, la mia fanciulla! — egli riprese, carezzandole con mano nervosa i capelli. — Oh il malaugurato accidente che c'imprigionò qui per tanti giorni!

— Sì, la cagione del nostro soggiorno fu invero molto spiacevole... Ma la prigionia non è stata una gran disgrazia.