E la giovinetta rientrò nella sua camera, e sciolse il volo alle sue gioconde fantasie d'innamorata.

Il professor Romualdo, appoggiato al suo bastone, si mise a passeggiar per la stanza. Giunto davanti al cavalletto dove era il ritratto della Gilda, egli sollevò il lino bianco che copriva quelle care sembianze, e stette a lungo immobile a contemplarle. Era quella la Gilda che sarebbe rimasta sempre con lui, che gli avrebbe sempre sorriso... L'altra... oh l'altra egli l'aveva perduta!

XVII.

Prima dell'inverno, Mario e la Gilda erano fidanzati. Il giovine Albani era venuto in persona a rinnovare la sua domanda, e il professor Romualdo aveva finito coll'accordare, spontaneamente o no, il suo consenso. In quanto al signor Gedeone, padre di Mario, egli accolse con molto favore il pensiero di questo matrimonio, cosa che può parer singolare in un uomo positivo come lui. Ma il signor Gedeone era da qualche tempo sotto la cura d'un medico omeopatico, che gli aveva insegnato le sue teorie. — Similia cum similibus — diceva l'egregio negoziante. — I savi si governano con le idee savie, i matti con le idee matte. Chi sa che il matrimonio non faccia venir giudizio a mio figlio! — Inoltre si trattava di una ragazza per bene, di una ragazza che il signor Gedeone si era vista crescere sotto gli occhi e di cui tutti lodavano le maniere e i costumi. Aggiungasi infine l'onore di stringer parentela con un uomo sapiente come il professore Grolli. Gl'ignoranti, e tale era il signor Gedeone, affettano disprezzo per la scienza, ma nel fondo sentono solleticata la loro vanità dal poter dire che hanno domestichezza con qualche dotto.

Anche dal lato dell'interesse l'affare era meno cattivo di quanto si sarebbe creduto. Certo, se Mario fosse rimasto in negozio, s'egli avesse voluto essere un continuatore della casa Gedeone Albani, non gli sarebbe mancata l'offerta di qualche ragazza con centomila lire e più; ma un artista in principio della sua carriera non poteva aspirare a tanto, ed era già molto ch'egli trovasse una dote. La Gilda aveva quasi trentacinque mila lire; il signor Gedeone aveva supposto ch'ella non possedesse un centesimo. A lui, Gedeone Albani, negoziante di granaglie e coloniali, toccava di far onore al suo nome, creando al figliuolo una condizione indipendente e decorosa. E invero egli non aveva altri che Mario al mondo; le sue operazioni commerciali meno delicate, i suoi ingegnosi contrabbandi avevano sempre avuto uno scopo che li giustificava, quello cioè di accrescere il patrimonio di quest'unico figlio. Ora poi ch'egli doveva far delle spese maggiori per conto di lui, il signor Gedeone s'era risolto di assumere la fornitura di alcuni Istituti pii.

Le nozze vennero fissate per quando la Gilda compirebbe i diciotto anni; Mario ne avrebbe allora ventitrè e qualche mese. Gli sposi si stabilirebbero in Milano, o in Firenze, o in altra città dove vi fosse una vita artistica. All'allestimento della casa provvederebbe il signor Gedeone, il quale si obbligava inoltre a passare un congruo assegno annuo a Mario.

Com'è naturale, in tutti questi accordi i due fidanzati non avevano la menoma parte; i concerti erano presi tra il signor Gedeone e il professor Grolli per iniziativa del primo e col sussidio di un uomo di legge. I patti chiari fanno i buoni amici, diceva il signor Albani seniore, e al professor Romualdo, che insisteva sulla superfluità di metter penna in carta quando potevano intendersi a voce, egli replicava sentenziosamente: Verba volant.

Sopra un altro punto il signor Gedeone fu irremovibile; egli volle cioè dare una grande solennità agli sponsali. La ditta Gedeone Albani non aveva mai fatto taccagnerie e non voleva farne in questa occasione. Si trattava nientemeno che della promessa di matrimonio del figlio di quella rispettabile ditta, di colui al quale per un certo tempo il signor Gedeone aveva sperato di legare i suoi affari di grani e di coloniali e i segreti delle sue contravvenzioni a danno del fisco. Speranze pur troppo fallite; ma non importa; il figlio era sempre figlio, e il signor Gedeone doveva mostrarsi uguale a sè stesso.

Vi fu in casa Albani un invito numerosissimo; parenti del signor Gedeone, parenti della sua defunta moglie, membri della Camera di commercio; poi, in onore del Grolli, parecchi professori dell'Università, e in onore della Gilda la madre e le ragazze Lorati, le quali dicevano che la Gilda non poteva a meno di essere una gran civetta se aveva trovato così presto marito, mentre esse invece non ne venivano mai a capo. In complesso una società un po' mista, mirabilmente concorde però nel far buon viso agli abbondanti rinfreschi preparati dal signor Gedeone.

Intanto il professore Grolli e la Gilda avevano partecipato l'importantissimo avvenimento al capitano Rodomiti, il quale si trovava a Cadice, prossimo a partire per la Nuova Guinea. E il marinaio, deplorando di non poter essere in Italia per l'epoca delle nozze, inviava le sue più vive congratulazioni al professore e agli sposi, e annunziava di aver già dato a un amico di Milano gli ordini opportuni pel corredo della figlioccia.