Uscì dalla città e prese a caso la prima strada che gli si parò davanti.
Era dunque possibile? Il suo affetto di zio, di tutore, di padre, s'era cambiato in un sentimento di tutt'altra natura?... Innamorato?... Lui?... Alla sua età, con le sue abitudini austere, con la sua ripugnanza verso quanto sapeva di galanteria?... E s'era tradito?... Oh s'era tradito senza dubbio... Lo sgomento della Gilda parlava chiaro... Imbecille, imbecille!... Egli aveva sciupato in un secondo il frutto di tanti anni di sacrifizio e di abnegazione. La Gilda non si ricorderebbe più di lui come di un tutore sollecito, come di uno zio tenero e affettuoso, ma come d'uno spasimante ridicolo che s'era offeso perchè ella gli aveva preferito un uomo giovine e bello... E se la Gilda parlasse?... Se rivelasse tutto a Mario, come ne aveva il diritto?... Se Mario venisse a provocarlo?... Oh, Mario ne avrebbe riso, ne avrebbe riso insieme con la sua sposa! Questa paura del ridicolo lo perseguitava nel suo cammino; avrebbe voluto nascondersi sotto terra, tanto gli pareva che anche le cose inanimate dovessero acquistar la favella per dargli la baja. Eppure, mentre si vergognava di sè stesso, gli sarebbe stato di grande sollievo il poter versare le sue pene in un cuore amico. Ma dove trovarlo? La sua vita era stata dissimile da quella degli altri giovani, la cui intrinsichezza si aumenta con le confidenze reciproche; coi suoi coetanei egli aveva discorso di matematica; confidenze intime non ne aveva mai chieste, non ne aveva mai fatte. E comincerebbe a trentasette anni? Un uomo forse l'avrebbe sorretto di virili consigli, ma quell'uomo era lontano, e a che pro scrivergli? Che avrebbe potuto far per lui il capitano Rodomiti finchè stava col suo legno nei mari dell'India o dell'Africa?
Dopo più d'un'ora di cammino, egli si accinse al ritorno, sempre molestato dagli stessi pensieri, sempre agitato dall'idea di doversi ripresentare alla Gilda... Procurerebbe di rientrare in casa inosservato, si chiuderebbe nella sua camera, nel suo laboratorio, per non mostrarsi che all'ora di desinare. Nel suo laboratorio?... I bei risultati ch'egli vi aveva ottenuti! Anche le storte gli eran diventate ribelli!... Ebbene; bisognava ritentare per la centesima, per la millesima volta... Già il suo mondo era lì, era tra le sue formole, tra le sue esperienze... Meglio le severe ripulse della scienza che lo scherno della donna!
A poca distanza dalla città il professore s'imbattè in una frotta di studenti che si levarono il cappello al suo passaggio e lo fissarono con curiosità.
Come mai erano a zonzo così presto? Il professore Romualdo ne interrogò uno. — Hanno vacanza?
Il giovine diede un'occhiata ai suoi condiscepoli, e poi rispose sorridendo: — Scusi... era la sua ora.
— La mia ora?... Il giovedì!
— Ma oggi è venerdì, signor professore.
— Venerdì — esclamò esterrefatto il Grolli, osservando distrattamente l'orologio, come se potesse trovarvi l'indicazione della giornata.
— Appunto...