Sul tardi vennero le Lorati a prenderla, ed ella non rientrò che tardi. Nell'intervallo il professore era uscito e rientrato anche lui, e dopo aver chiesto conto della nipote, s'era ritirato in camera lasciando ordine che non lo disturbassero fino alla mattina dopo. La signora Dorotea si era messa per intavolare un discorso, ma egli le aveva dato sulla voce e l'aveva piantata in asso. — Benedetto uomo! — disse la vedova Salsiccini alla Gilda. — È di un umore bestiale. Scatta per nulla come una molla.

A malgrado di questo avvertimento, la Gilda, sul punto di coricarsi, non potè a meno di gridare in modo da esser sentita nella stanza attigua: — Buona notte, zio Aldo.

Al suono di quella voce così cara al suo orecchio, il professore, che era seduto davanti alla scrivania, trasalì e rispose: — Buona notte, Gilda... Fa di dormire, adesso.

— Non ho sonno...

— A ogni modo — ripigliò il professore — non è ora da far conversazione... Parleremo domani. — E soggiunse con uno sforzo: — Parleremo anche delle tue nozze... Buona notte, buona notte.

— Abbiamo preso senza dubbio un equivoco — riflettè la Gilda. — Egli era preoccupato del suo esperimento... Me lo aveva pur detto giorni fa, che c'era un'esperienza che lo faceva impazzire...

La Gilda non vide due grosse lagrime calar lentamente giù per le guance del professore, che forse da quand'era bambino non aveva mai pianto, e cader sopra le pagine d'un libro. In quel libro era trascritta la partita aperta da quindici anni presso la Banca dei prestiti e degli sconti al nome Gilda Natali, e il professore vi aveva in quel momento conteggiati in margine gli interessi ed esposta la somma totale. Le lire 10,674 50 versate nel maggio 1861 erano diventate circa lire 34,800, e il dottor Romualdo poteva esser contento della dote raggranellata per la nipote. Quel cervellino di Mario avrebbe saputo amministrar così bene la sostanza della moglie?

Fosse l'idea delle prossime nozze, o fosse altra ragione, la Gilda non fece in tutta notte che voltarsi e rivoltarsi nelle coltri. Assopitasi verso l'alba, la svegliò quasi subito l'allegro canto dei suoi cardellini, che scioglievano un inno alla luce nascente, un inno all'amore. E quell'inno destava un'eco nella sua anima. Anche per lei sorgeva uno splendido giorno, e l'amore tutto malizie e sorrisi le susurrava all'orecchio misteriose parole. Ella diventava rossa alle confidenze del suo invisibile interlocutore, e istintivamente raccoglieva le coperte intorno alla sua persona.

Nella camera attigua si moveva qualcheduno. La Gilda si fece pensosa. Povero zio Aldo! Era possibile ch'egli l'amasse in modo diverso da quello in cui gli zii e i tutori sogliono amare? Povero zio Aldo! Egli le aveva sacrificato tutto, ed ella, in compenso, lo rendeva infelice... Poteva ella lasciarlo nel dubbio ch'ella non avesse più verso di lui la fede di un tempo? No certo; era pur necessario ch'ella gli facesse comprendere come nulla era cambiato fra loro, era necessario ch'ella gli dicesse una parola affettuosa prima delle nozze, subito anzi, prima che la venuta di Mario la costringesse a non attendere ad altri che al suo fidanzato. Scese con cautela dal letto, aprì adagio le imposte, si vestì senza far romore, e poi stette alcuni minuti in silenziosa aspettazione. Quando il cigolare d'un uscio la ebbe fatta sicura che il professore era entrato nel suo santuario chimico, ella passò dalla sua camera in salotto e dal salotto alla camera dello zio; traversata questa in punta di piedi, sospinse l'usciolo del laboratorio, e si fermò sulla soglia. Il professore concentrava la sua attenzione sopra un apparecchio attraverso il quale si svolgevano alcuni gas.

— Chi è? — egli chiese, dando un balzo.