— Sono io, zio Aldo.

— Non voglio nessuno, non voglio nessuno — gridò il professore, tutto assorto nella sua esperienza.

Ella non gli diede retta, e si accostò trattenendo il fiato. Quand'ella fu vicina ai fornelli: — Sei tu? — disse il professore Romualdo, mutando tono. — Resta adesso.

Le afferrò il braccio, e con volto trasfigurato le mostrò una sostanza che si precipitava in fondo a una storta. Egli era quasi bello nel suo entusiasmo.

— Ebbene? — chiese la Gilda, fissandolo in viso.

— L'esperienza a cui tenevo tanto, e alla quale stavo per rinunciare, è finalmente riuscita a modo mio — egli esclamò con enfasi. — Possedo finalmente la mia formula. Anche la scienza ha i suoi trionfi.

— Una volta ero la tua assistente — osservò con accento malinconico la giovinetta.

Egli ripetè sospirando: — Una volta.

— Mi spiegherai almeno di che si tratta.

— Or ora — egli rispose. — Aspettiamo che sia finito.