— Ma tu credi dunque che io...

Ella non lo lasciò finire. — No, Mario, non credo quello che tu supponi... Tu mi sposeresti, ma saresti infelice.

— Oh Gilda...

— Sii sincero... Cento volte tu mi dicesti che non sai concepire la donna che non sia bella... Io ne tremavo allora, e tu per rassicurarmi mi protestavi ch'ero bellissima... Cento volte tu mi lasciasti intendere che, artista anzitutto, tu cercavi nella donna il tipo eterno della bellezza... e io ne tremavo e tu mi ripetevi che per te io ero quel tipo... Ero io che col mio sguardo, col mio sorriso, dovevo sprigionar dal tuo petto la sacra scintilla con cui si creano i capolavori... lo dicevi tu... e mi venivano le vertigini a sentirmi levata sì alto... Io mi chiedevo: — Potrò reggermi dove egli mi ha posta? Potrò sempre dargli il segreto della linea e del colore? Sarò sempre giovine, sarò sempre bella? Oh Mario, quando mi angustiavano questi dubbi ero ancora vagheggiata, ammirata; adesso tu vedi ciò ch'è divenuta la Dea che avevi cinta d'un nimbo... Fissami bene, Mario; che ispirazioni potrai tu cercare su questo volto contraffatto?

Mentr'ella parlava, la sua voce, sulle prime leggermente commossa, si faceva a grado a grado più limpida e sicura, e una espressione dolce ma risoluta si dipingeva sulla sua fisonomia. Mario l'ascoltava attonito, colpito dalla stoica fortezza di quella fanciulla di diciott'anni che rinunziava senza esitazioni e senza lamenti alle sue più care speranze. Com'egli si sentiva umile e piccino in confronto a lei! Come avrebbe voluto nasconderle il suo cuore, di cui ella metteva a nudo i segreti! Come si ribellava all'idea ch'ella dicesse il vero!

E accumulava frasi su frasi, e tentava ingannar lei, e tentava ingannar sè medesimo, e chiamava stupida aberrazione il suo culto esclusivo della bellezza fisica, e giurava alla Gilda che standole vicino egli aveva imparato a pregiare in lei altre qualità e ad amarla per quelle. Ma per quanto facesse, non gli usciva dal labbro uno di quei gridi dell'anima che scendono all'anima e vincono ogni resistenza.

Ella lo lasciò dire; poi riprese con un sospiro: — Sì, Mario, tu devi parlar come fai, io tener fermo il mio punto... La mia schiettezza può parer dura oggi, ma verrà giorno in cui dirai: — la Gilda aveva ragione. — E sarà quel giorno nel quale, se ti dèssi retta, mi rinfacceresti il sacrifizio della tua libertà.

— Oh Gilda, Gilda, mi reputi dunque ben vile — interruppe Mario, torcendosi le mani, tanto più turbato, tanto più confuso quanto più la fanciulla, discorrendo, coglieva nel segno.

— Non me lo rinfacceresti a parole, lo so — ella riprese con soavità — ma lo capirei a ogni modo... e allora... adesso soffro forse... ma allora sento che ne morrei di dolore... Bada a me, Mario, non insistere... eri sincero quando mi rivelavi le tue debolezze d'artista; in quel tempo non avevi ragione d'infingerti..., oggi sì... oggi hai pietà di me, e io devo difenderti contro te stesso.... Va, Mario, non è colpa tua; tu hai bisogno di moto, d'aria, di luce, hai bisogno di fare un viaggio; qui il tuo ingegno si sfibra; l'ozio, lo scoraggiamento ti uccidono.

— Ma sei tu che ti crei questi fantasmi...