In quella, dietro le nostre spalle, una voce armoniosa, sebbene alquanto velata, articolò, con un pronunziatissimo accento veneto, un cortese saluto: — Buona sera.
Ci voltammo stupiti. Era una donna alta e magra, certo la stessa che avevamo vista un quarto d'ora innanzi.
— Buona sera, — ella ripetè. E aggiunse in tuono interrogativo: — Veneziani? — Indi, leggendoci in faccia la risposta, sospirò: — Son veneziana anca mi.
Sola a quell'ora nelle vie di Londra, ella non lasciava dubbio sul vero esser suo. Ma ogni scrupolo tacque di fronte alla dolce sorpresa di sentire il dialetto nativo, alla simpatia che ravvicina i compatrioti in paese straniero, alla sicurezza d'aver alfine un'indicazione precisa che ci avrebbe rimessi sul buon cammino.
Rinfrancata dalle nostre accoglienze, la donna ci si pose al fianco e ci offerse di accompagnarci sino alla porta del nostro albergo. Non era mica molto lontano; nella strada ov'ella ci aveva incontrati prima dovevamo voltare a destra anzichè a sinistra.
— Era quello che dicevamo noi! — esclamammo in coro de Giacomo ed io.
Giorgio Bussoli non pareva troppo persuaso, e ci confessò più tardi che per un istante egli concepì qualche sospetto sulla buona fede della nostra guida, e fu tentato di ripeterci la lezione di prudenza che poc'anzi avevamo data a lui.
Io intanto esaminavo da presso la nostra concittadina. Era pallida, macilenta; giovine forse ancora, ma invecchiata dagli strapazzi; forse bella un tempo, ora non avente altro di bello che i grandi occhi bruni e i lucidi capelli castani abbondanti così da tenere sollevato sul cocuzzolo il cappellino di paglia nera che aveva l'aria di contar parecchie campagne. Indossava un abito di lana color marrone, e su quello un soprabito scuro stretto alla vita; con una mano s'appoggiava all'ombrello chiuso, con l'altra teneva sollevate alquanto, per non inzaccherarle, le falde del vestito, mostrando il piede piccolo e le scarpine sfondate. Allorch'ella parlava un sorriso malinconico errava sulla sua bocca, e sul suo labbro superiore appariva un solco, come d'una cicatrice. E in quel punto le mancava un dente incisivo, uno solo; chi sa in che rissa, in che orgia, per effetto di che colpo brutale ella lo aveva perduto!
Il più infatuato a discorrerle e a farla discorrere era de Giacomi. Finalmente gli risonava all'orecchio il suo vero dialetto; il nostro era adulterato, diluito nelle leziosaggini della lingua; non eravamo due veneziani autentici Giorgio Bussoli ed io; questa ragazza invece, nonostante il suo lungo soggiorno a Londra, conservava gl'idiotismi, le inflessioni del popolo, e al nostro pittore, nato di popolo, si allargava il cuore a sentirla.
Ella, però, alle interrogazioni rispondeva con un certo riserbo, cavandosela talora con frasi vaghe, come persona a cui pesa di riandar la sua vita. Aveva lasciato Venezia da oltre quindici anni, da circa dieci era a Londra; ma in forza di quali eventi v'era capitata, per quale necessità di cose vi aveva fissato la sua dimora? Sollecitata a raccontar la sua storia, ella si stringeva nelle spalle.