— Senza dote?
— Senza un centesimo.
— Ma come ha fatto, santo Iddio, come ha fatto? — gridarono in coro i due conjugi.
Il signor direttore si levò gli occhiali e li posò sulla tavola. Ora questo levarsi gli occhiali era pel signor direttore un gran segno. Armato di quelle lenti, egli aveva anche più sussiego che non convenisse al suo grado; parlava breve, solenne, per aforismi; privo di lenti, egli discuteva bonario e loquace, perfin troppo loquace, a quanto diceva la signora Rosa, la quale, delle due edizioni in cui suo marito si presentava al pubblico, quella di lusso e la popolare, preferiva la prima.
Adesso la signora Rosa non c'era, e il cavaliere poteva sbizzarrirsi a sua posta. Non solo egli si levò gli occhiali, ma ordinò che gli portassero un litro di quel buono e tre bicchieri. Poi, stropicciandosi le mani: — Come ho fatto?... Ecco qua..... Quando alla nascita della mia terza figliuola dovetti convincermi che mia moglie aveva la viziatura organica di non partorire che femmine, io sentii la necessità di prendere una risoluzione eroica. Ma quale? — Abstinentia — mi risponderanno loro. Eh sicuro, ma son cose più presto dette che fatte. Niente abstinentia dunque.... Invece....
Dopo aver versato del vino a sè e a' suoi compagni, il signor direttore si portò l'indice della mano destra alla fronte per rilevare l'importanza dell'idea peregrina germinata dal suo cervello, e soggiunse: — Invece ho pensato a una restauratio ab imis fundamentis.
Gli Ariani ascoltavano con raccoglimento devoto, messi in maggior soggezione da quelle frasi latine che il signor Nestore capiva poco e che la signora Veronica non capiva affatto. Anzi ella rifletteva malinconicamente che se per maritare le figliuole ci voleva il latino, la sua Tilde sarebbe rimasta zitella tutta la vita.
— In quei tempi — ripigliò Flaminî — io davo lezioni private de omnibus rebus; mia moglie teneva una scuola elementare femminile con insegnamento di francese. Si tirava innanzi alla meno peggio, perchè la Rosina, non faccio per lodarla, era una donnetta che sapeva il suo conto e poteva dar dei punti a molte maestre di grado superiore. Ma quelle gravidanze erano una calamità, e più d'una mamma che avrebbe voluto inscrivere da noi le sue bambine arricciava il naso a veder la circonferenza della direttrice. E poi, delle bambine ne avevamo più del bisogno in casa. Insomma, al terzo puerperio, io dissi alla Rosa: “La nostra scuola si chiude.„ — E vedendola sbarrar gli occhi stupefatta, soggiunsi pronto: — “Per riaprirsi cambiando sesso.... Ih, ih, ih!... Il sesso noi non possiamo cambiarcelo, ma la scuola sì.... Era femmina e diventa maschio....„ La Rosina seguitava a fissarmi con gli occhi stralunati. Senza dubbio ella credeva che mi desse volta il cervello. Ma io le spiegai le ragioni per le quali intendevo trasformare la nostra scuoletta femminile in un Collegio-convitto per ragazzi. La Rosa sollevò mille obbiezioni: e che non si deve lasciar il certo per l'incerto, e che l'impresa richiedeva grandi mezzi, e che avremmo fatto un buco nell'acqua, eccetera, eccetera. Io però avevo in serbo l'argomento decisivo. — “Col Collegio-convitto maschile, noi, a suo tempo, sposeremo le tre figliuole che abbiamo già e quelle che, con l'aiuto della Provvidenza, ci capiteranno più tardi.... Sicuro; il Collegio-convitto sarà un vivajo di generi.... Ih, ih, ih!„ — Fu per mia moglie una rivelazione. Ella non si diede per vinta subito, ma io m'accorsi ormai che parlavo ad una convertita. E m'accorsi anche ch'ero da un momento all'altro cresciuto di riputazione nell'animo della Rosa; finalmente ella doveva riconoscere di non aver sposato un maestrucolo buono soltanto a insegnar le conjugazioni dei verbi.
Queste parole di colore oscuro potevano far credere che in illo tempore la Rosa non fosse la moglie docile ed ossequente ch'era stata poi. Comunque sia, il fine principale del signor direttore era quello d'imprimere un concetto sempre più alto del proprio valore nella mente dei conjugi Ariani. E poichè essi tacevano intontiti, egli li provocò con domande dirette: — Che cosa par loro della mia idea, eh?... Non fu una trovata di genio?... Dicano, dicano la loro opinione.
Confusi dinanzi a tanta grandezza, gli Ariani si limitavano a sorridere d'un sorriso ebete.