— Nei primordî — ricominciò il cavalier Flaminî — fu un osso duro da rodere. Il Convitto si aperse con sei allievi, e tra loro e i dieci o dodici esterni non si coprivano le spese. Convenne anzi far qualche debito, tanto più che la Rosa continuava a partorir femmine e che mi era nata la quarta figliuola, la Paolina.... Un altro si sarebbe perduto d'animo, io no.... Avevo ormai le mie viste sopra uno de' sei convittori, un ragazzo di buona famiglia, che avrebbe potuto essere un partito eccellente per la mia primogenita, la Luisa....
— Possibile? Così presto? — interruppe la signora Veronica.
— Chi non semina non raccoglie — ribattè il signor direttore. E tracannato un secondo bicchiere di vino, riprese: — Dunque non solo non battei in ritirata, ma coraggiosamente appigionai un locale più bello e più ampio, allargai le basi del Collegio, aggiunsi nuovi insegnamenti.... e corsi pareggiati, e corsi preparatori a scuole navali, militari, commerciali, e via via. Un'insegna poi che occupava mezza facciata, con le sue belle lettere fiammanti d'oro su fondo turchino:
COLLEGIO-CONVITTO FLAMINI
sotto il patrocinio della Camera di Commercio ecc. ecc. ecc.
Ce n'era per nove righe!... Insomma a poco a poco i convittori salirono a quindici, a venti, a trenta, a cinquanta, a cento, e gli esterni crebbero in proporzione. Non mancavano gl'invidiosi.... figuriamoci!... Sparlavano di me e del mio Collegio; e ch'io ero venale e ignorante, sissignori, questo dicevano, e che i professori non valevano un'acca, e che li pagavo male, e che tenevo a stecchetto i convittori.... come se non avessi dovuto preservarli dalle indigestioni.... e che la mia era una fabbrica d'asini.... come se non si fabbricassero asini in tutte le scuole.... Io mi stringevo nelle spalle.... Avevo ben altro pel capo.... Le figliuole avevano raggiunto la mezza dozzina, e volendo assicurar loro sei mariti occorreva darsi le mani attorno. Grazie al cielo, la Rosa era entrata perfettamente nelle mie idee e mi ajutava con tutta l'anima.... Dei fiaschi erano inevitabili, e guai a essere esclusivi, guai a impuntarsi su pochi nomi.... Si getta l'amo cento volte per pigliare un pesce. Noi avevamo circa venti candidati in pectore, tre in media per ogni figliuola, i grandi per le grandi, i piccoli per le piccole.... A questi venti, con le debite cautele per non dar troppo nell'occhio, si usavano attenzioni particolari; di quando in quando un invito alla tavola di famiglia, una uscita straordinaria, una carezza, un elogio, e, al caso, una parolina nell'orecchio dei professori in limine degli esami. Che se uno di loro cadeva indisposto, mia moglie gli teneva un'oretta di compagnia, gli somministrava di sua mano le medicine, il thè di camomilla, le tazze di brodo ristretto, eccetera, eccetera. E nelle lezioni di ballo a cui partecipavano le mie ragazze quei venti erano i cavalieri preferiti, anche se ballavano meno bene degli altri. Ma il meglio era nell'autunno, in villeggiatura. Sempre conducevamo con noi, verso un supplemento di retta che ben s'intende, un certo numero di convittori; le famiglie ce li lasciavano o perchè si rinfrancassero in qualche materia, o perchè potessero godersi un po' d'aria campestre senz'abbandonare affatto il Collegio.... Allora era una vita patriarcale.... un'ora o un'oretta e mezzo di studio sotto di me o sotto un professore che ci tiravamo dietro; pel resto erano scarrozzate, e gite sul somaro, e giochi innocenti diretti da mia moglie, che, per fortuna, non aveva più la malinconia delle gravidanze.... Basta, in quella stagione le bimbe e i convittori si trattavano come fratelli e sorelle. Rischi seri non ce n'erano, coi piccoli per un conto, coi grandi per un altro, chè già erano sempre in parecchi e si sorvegliavano a vicenda.... Però è da scommettere che, se quei ragazzi avessero avuto l'età necessaria e fossero stati padroni di sè, si sarebbe combinato un pajo di matrimoni ogni autunno. La Paolina sopratutto faceva furori. Una volta erano in cinque a starle attaccati alle gonnelle. Ma ella aveva sett'anni e il maggiore de' suoi spasimanti ne aveva dodici!... Eh, poveri noi se non ci fossimo agguerriti contro le illusioni! Era un lavoro di Penelope, un continuo fare e disfare. I diciotto o venti candidati rimanevano invariati come cifra complessiva, ma mutavano continuamente nelle loro unità. Oggi uno era richiamato a casa per motivi domestici; domani un secondo non pagava la retta e conveniva licenziarlo; un terzo rivelava un pessimo carattere; in un quarto si scoprivano i germi d'una malattia ereditaria. Pazienza! Da bravi generali, la Rosina ed io colmavamo i vuoti con le nuove reclute. Il guajo grosso era questo: che l'educazione del Convitto, anche per quelli che seguivano i corsi preparatorî, non durava eterna.... Sarebbe stata una faccenda diversa se avessi potuto aprir dei corsi superiori, dei corsi universitari.... chè già avrebbero imparato da me quello che imparano nei grandi istituti pubblici.... Ma in questo benedetto paese, dopo tanti sacrifizî per conquistare la libertà, non è mai lecito di far quello che si vuole. Così a quindici, sedici, diciassett'anni al più i ragazzi avevano compito i loro studi nel mio Collegio. Avevo un bel dire, nel giorno in cui essi si accommiatavano, avevo un bel dire: — Questa è sempre la vostra casa, dovete rammentarvene, dovete tornarci spesso, chè sarete accolti come figliuoli. — Quanti ne tornavano poi, o, pur tornandovi, quanti non si fermavano alla prima visita? Quanti di quelli ch'eran lontani scrivevano più d'una lettera di cerimonia?... Eh, cari signori miei, chi non è parato ai disinganni, non si consacri all'educazione della gioventù.
Fatta questa riflessione profonda, il cavalier Flaminî offerse nuovamente da bere al signor Nestore e alla signora Veronica, e poich'essi lo pregarono di dispensarli, votò da solo la boccia di vino che, mezza colma ancora, gli stava dinanzi; ciò che rese più varia e più colorita, sebbene meno limpida, la sua eloquenza.
In principio prevalse la nota patetica. — Pur troppo molti di quelli che avevano avuto le maggiori cure da me e da mia moglie, che avevano mangiato i nostri migliori bocconi, che avevano figurato in prima lista fra i nostri generi possibili, non si degnarono nemmeno, una volta usciti di Collegio, di darci segno di vita. Peggio, peggio assai; alcuni dissero roba da chiodi dell'Istituto, degl'insegnanti, della Rosina, di me; ci accusarono di aver teso loro delle trappole, ci misero in canzonatura.... Disgraziati!... Per me chi sparla della scuola ove fu allevato è tutt'uno con chi percuote il seno che lo nutrì. Latte per latte, qual è il più necessario?
Lasciando insoluto il problema, il signor direttore continuò:
— Per fortuna un manipolo di veterani ci restava fedele.... Ne tenevamo a pensione due o tre che frequentavano l'Università cittadina; altri, ch'erano del paese, seguitavano a bazzicarci in casa la sera per giuocare al bigliardo o per fare un po' di musica.... Una dozzina in tutti, compreso un paio di professori del Collegio, che, in mancanza di meglio, potevano entrar in candidatura matrimoniale anch'essi.... Di tratto in tratto, quand'eravamo a tu per tu la Rosina ed io, si tirava fuori il registro delle figliuole, perchè c'era un registro scritto dalla prima all'ultima riga di pugno di mia moglie. Ella n'era tanto gelosa; e guai se sapesse ch'io ne parlo qui!... Ma spero bene che non mi tradiranno.... Siamo fra amici.... Sì, c'era un registro. Ognuna delle sei ragazze aveva una specie di conto, intestato al suo nome in bel carattere rotondo: Luisa, per esempio. Sotto la intestazione, nella colonna a sinistra i nomi e i cognomi dei giovinetti che ci parevano poter convenirle, con la data dell'iscrizione; nella colonna a destra, allorchè per un motivo qualunque si doveva rinunziare a uno dei candidati, si scriveva a fronte del suo nome e cognome un'unica parolina: Annullato.... Dunque con la Rosa si tirava fuori il registro, e lo si sfogliava, così per curiosità, ripassando nella memoria quegli annullati.... Quanti erano!... A guardarli mi si stringeva il cuore come se fossi in un cimitero.... Anche adesso....