COSCIENZE AGITATE

I.

Posto sul pendio d'un'amena collina che monti più alti difendono dai venti di settentrione, ricco d'acque sorgive che abbeverano tutto l'anno le belle praterie circostanti, il paese di Sant'Angelo dei Pastori godeva sino a poco tempo addietro la fama invidiabile d'esser uno dei luoghi d'Italia ove le malattie sono più rare ed è minore la mortalità. Non è quindi da maravigliarsi che il vecchio albergo ed il nuovo fossero ogni autunno pieni di forestieri e che vi si fabbricassero ville e chalets a cui non mancavano mai gl'inquilini.

Nè Sant'Angelo dei Pastori si vantava soltanto del suo clima, della sua posizione, delle sue acque e della sua salubrità; esso andava superbo altresì del suo segretario municipale, signor Geronimi, che sostituiva il sindaco sempre assente, del suo parroco don Prospero, affabile, gioviale, gran giuocatore di bocce, e del suo farmacista Saverio Dorini, detto il Mago.

Anzi, per esser sinceri, il signor Dorini era tenuto anche in maggior conto del segretario e del parroco. La sua farmacia all'insegna del Leone e della Giraffa alla quale la gente veniva a provvedersi di medicinali da quindici, da venti miglia di distanza, era considerata una gloria locale. E quella farmacia non poteva scindersi dalla persona del suo proprietario e conduttore, che l'aveva portata a così alta riputazione con la sua opera sagace e indefessa.

I confratelli invidiosi schizzavano veleno contro il signor Saverio, mettevano in canzonatura il suo soprabito scuro che gli scendeva fino alle calcagna ed era chiuso fino al collo, le sue scarpe di panno, il suo berretto di velluto col fiocco di seta, la sua faccia macilenta e legnosa ove brillavano due occhietti che parevano fatti col succhiello; e, quasi ciò non bastasse, malignavano sulla sua aria di mistero, sulla sua vita solitaria, sul suo gatto Masaniello dal pelo nerissimo, dagli occhi lucenti come due monete d'oro, gettavano sospetti sulla sincerità dei suoi prodotti farmaceutici, cercavano nuocergli presso i contadini ignoranti chiamandolo il Mago. E l'epiteto aveva fatto fortuna; ma, volutogli dare dai rivali con un significato ingiurioso, era rimasto aggiunto al suo nome come un titolo nobiliare per merito de' suoi compaesani. Un mago sì, un mago benefico che aveva saputo arricchire giovando agli altri, che non si concedeva riposo nè di giorno nè di notte, e che attendendo quasi solo ai suoi negozi non aveva mai commesso una svista.

Del loro affetto per questa fenice dei farmacisti, gli abitanti di Sant'Angelo dei Pastori diedero una prova solenne tre anni or sono, quand'egli, ridotto in fin di vita da una fiera malattia, superò insperatamente la prova. Vi fu allora persino chi propose di erigergli addirittura un piccolo ricordo marmoreo, come fece la Repubblica di Venezia al doge Francesco Morosini, adhuc viventi. L'idea fu abbandonata per desiderio espresso del modesto signor Dorini che ne aveva avuto sentore, ma intanto s'era potuta raccogliere in cinque giorni la somma di undici lire e venticinque centesimi, erogate subito in opere di pubblica beneficenza.

II.

È però un caso singolare. Appunto da circa tre anni, le cose di Sant'Angelo dei Pastori non vanno più come una volta. Il paese, sfido io, non ha mutato nè situazione, nè clima, e le sue acque continuano a scorrere limpide, pure, abbondanti; il signor Geronimi è sempre il factotum del Comune, gli stessi due medici si dividono la clientela, don Prospero regge sempre la parrocchia, il signor Saverio Dorini, detto il Mago, siede sempre dietro il banco della sua farmacia sulla cui insegna dipinta a nuovo il fiero leone dalla lunga criniera e la mite giraffa dal lunghissimo collo seguitano a guardarsi in patetico. E, fino a ieri, il gatto Masaniello, tacito e grave, compiva le solite evoluzioni fra i boccali e sugli orli delle scansie, o si accosciava sulla soglia in atteggiamento di Sfinge.

Ma il signor Geronimi, uomo versato negli studi statistici, ha notato un piccolo aumento nella media della mortalità a Sant'Angelo dei Pastori, e questo fatto unito ad un altro che cade sotto gli occhi di tutti desta le sue ansietà patriottiche. L'altro fatto è questo: il farmacista ed il parroco hanno cambiato umore e abitudini. Sarà discutibile se abbiano cambiato in meglio od in peggio; il cambiamento è sicuro. Il signor Dorini, il quale prima d'ammalarsi non andava in chiesa che nelle feste solenni, adesso mostra uno straordinario fervor religioso e si confessa ogni mese. Bisogna dire però che la fede non gli dia la pace dell'animo, perchè è turbato, inquieto, come se un pensiero molesto lo crucci. Nè passa più due o tre ore ogni notte chiuso nel suo laboratorio con l'unica compagnia del suo gatto; lo si vede invece, in quell'ore, girar solo nell'orto, con la testa china sul petto e le mani dietro la schiena, lasciando che Masaniello, privo delle usate occupazioni, si dedichi sfacciatamente al libertinaggio, corra sui tetti, penetri nelle case altrui e spaventi le oneste famiglie col miagolio petulante e il luccicar delle gialle pupille. Don Prospero, dal canto suo, già così gaio e socievole, sfugge le allegre brigate, gioca di rado alle boccie, ed è sovente nervoso e irascibile, sopratutto dopo i suoi colloqui spirituali con l'amico Saverio. E sì che per un ministro del Signore non dovrebb'esser piccola soddisfazione l'aver ricondotto all'ovile una pecorella smarrita.