— Mi meraviglio! — interruppe don Prospero, scandalizzato del dubbio ingiurioso.
Pei primi tempi le cose andarono a gonfie vele, e il farmacista ebbe persino l'eroismo di distruggere con le sue mani alcuni vecchi medicinali adulterati per non cedere alla tentazione di rimetterli in vendita.
— È proprio un sant'uomo, — pensò don Prospero il giorno in cui ricevette questa confidenza sbalorditiva.
Era anche l'opinione delle donnicciuole del paese, le quali, quando videro il Mago accompagnarsi a loro per andare a piedi, secondo il voto ch'egli aveva fatto, in pellegrinaggio alla Madonna di Monte Balestro, ruppero in esclamazioni ammirative e vollero una per una baciargli il lembo del vestito.
Naturalmente, fra gli spiriti forti, vi furono scrollatine di spalle e allusioni sarcastiche. E ch'erano ostentazioni bell'e buone, e che i farmacisti devono attendere al loro mestiere e non fare i collitorti, e che certo il signor Saverio aveva dei gran peccati sull'anima se provava il bisogno di bazzicare tanto in chiesa.
E c'erano gl'indiscreti che tastavano il parroco. — Ah, don Prospero, chi sa che orrori avrà sentito da quel signor Saverio! Se potesse parlare!
— Zitti là, scomunicati! Quel Saverio è un sant'uomo.
Don Prospero diceva così, forse convinto, forse no.
E presto il sant'uomo cominciò a dargli non poche tribolazioni.
Veniva al confessionale, s'accusava di parziali ricadute negli antichi errori. Rispettava i medicamenti solidi; gli accadeva talvolta, per distrazione, di allungare i liquidi.