Don Prospero si lasciava commovere, imponeva la penitenza e rimandava assolto il peccatore.
Una volta però egli fu irremovibile. Il Mago aveva avuto l'impudenza di proporgli una specie di compromesso. Avrebbe limitate le sue manipolazioni a certe acque, astenendosi scrupolosamente dal toccar le altre.... quelle di San Pellegrino, per esempio.
L'onesto sacerdote scattò. — Ma questo è un ricatto. E avete il coraggio di tenermi un discorso di questa specie, in confessione? Profanatore! Via, via subito.
E poichè il signor Saverio s'indugiava, biascicava delle scuse, don Prospero lo piantò in asso.
La lezione servì, e successe un periodo nel quale il nostro farmacista non sgarrò d'un punto.
— Nessuna miscela, nessuna sofisticazione? — chiedeva il parroco.
— Nessuna.
— Proprio?
— Che il Signore mi punisca qui all'istante se dico una bugia.
— Bravo, amico mio. Perseverate.