Sua Eccellenza era sulle spine. — Non si potrebbe prendere una via traversa?

— Credo che qui sia difficile voltarsi — rispose Varesio. E urlò al fiaccheraio: — Si va o non si va?

— Or ora — disse questi più confuso che mai dopo che aveva saputo di portare un'Eccellenza. — Appena quel baroccio là si sarà avanzato di pochi metri passeremo anche noi.... Ecco.... finalmente....

Menò una buona frustata al cavallo e sguisciò tra il baroccio e il marciapiede. Indi, con un coraggio che gli cresceva di mano in mano che andava allontanandosi, diede dei somari e dei tangheri ai barocciai che non s'erano affrettati a lasciargli posto.

Varesio intanto seguiva il suo pensiero. — Vorrei sentire i commenti che fanno quei bellimbusti per averci visti insieme.

— Non lo si sa in paese ch'eravamo condiscepoli?

— Lo saprà forse uno su cento.

Senza voler confessarlo a sè stesso, il Ministro cominciava a trovarsi a disagio. Temeva di aver mancato della circospezione necessaria a un uomo politico, insistendo per far montare Varesio nella sua vettura. In fin dei conti, chi era adesso Varesio? Che gente frequentava? Che posizione aveva?

E cedendo alla sua curiosità inquieta, Cervara ripigliò:

— Sicchè, dopo aver preso parte alla guerra d'indipendenza, non hai più voluto ingerirti nella vita pubblica?