— Poeta mio! — gridò Risorta gettandoglisi addosso e avvincendolo delle sue braccia.
Nei movimenti incomposti il leggero canotto piegò tutto da un lato; i due corpi stretti insieme precipitarono nel mare e disparvero.
EPILOGO
I.
Il professore Corrado Bertalia, senatore del Regno, celebre per la sua opera Il Comune italiano e l'Ansa germanica, stava dando l'ultima pulitura al discorso, in francese, ch'egli doveva tener fra pochi giorni al Congresso storico internazionale di Stoccolma, quale delegato d'una delle nostre maggiori Università. Una delle finestre dello studio, volta a levante, aveva le persiane abbassate; l'altra, che si apriva a settentrione, era spalancata, e lasciava entrar nella stanza la fulgida luce della bella giornata di giugno. Da un giardino sottoposto salivano fragranze di fiori e canti d'uccelli; di là dal giardino che, pur non appartenendo alla casa, lo cingeva per due lati, veniva, smorzato alquanto, il rumore della strada percorsa da carrozze e da carri.
Un vispo fanciullo di circa dieci anni irruppe nello studio senza cerimonie.
— Buon giorno, babbo..
Il professore alzò il viso dalle sue carte, si tolse dagli occhi le lenti e con un sorriso incoraggiante chiamò a sè il figliuolo e gli stampò due baci sulle gote.
— Oh, Gino. Vai a scuola? Non è più presto del solito?
— Sì, ma aspetto la mamma che si metteva il cappello.