— Chiamerò io, — disse la signora. — Va pure.
IV.
Si provò a lavorare ed a leggere, e non vi riuscì. L'ago era troppo grave peso alla sua mano; i caratteri stampati le si confondevano negli occhi, non lasciavano nessuna impressione nella sua mente. Ogni tanto balzava in sussulto, tendendo l'orecchio. Le pareva che avessero aperto la porta di strada, le pareva che qualcuno salisse.... Nulla.... Lo zio non veniva.
Alle dieci e mezzo ella sonò il campanello.
— Porta da fare il tè, — ordinò alla cameriera. — E poi va a dormire.
— Non aspettava il signor Ernesto?
— L'aspetterò sola.
— Ma io.... — principiò l'Erminia.
Lidia l'interruppe. — Non perdiamoci in chiacchiere. Porta questo tè.
Tornando col vassoio, l'Erminia, o per sollecitudine, o per curiosità, domandò di poter rimanere alzata fin che rimaneva la signora.