— Puoi spegnere il lume, — disse la nipote. — C'è il gaz in sala.
Lo precedette nel salottino, gli additò una sedia, e facendogli segno di attendere diede una capatina in camera da letto per assicurarsi che Valentina dormiva. Rientrata in salotto, ne chiuse tutti gli usci, sedette di fronte allo zio e gli piantò gli occhi in faccia. — Dunque?
Egli ritorse il viso istintivamente, e cominciò esitante: — Prima di tutto ti chiedo scusa di non esser venuto prima.
Ella ebbe un moto d'impazienza. — Tira via.... Parla di lei.... parla della signora.
— Ecco, — balbettò Ernesto Landi; ed evitava sempre di guardar sua nipote, — ecco, Natalìa è dolentissima....
— Oh.... zio....
— Dolentissima, — ripetè questi. — Riconosce che le apparenze la condannano....
— Zio.... tu vaneggi, — interruppe Lidia. — Le apparenze? E la lettera?
— Sì, sì, non c'è dubbio.... la lettera è stata una leggerezza.... Ma di serio non c'è stato niente....
— E le ore deliziose?... E il nido?... Mi credete una bambina, mi credete una stupida, tu e la tua Natalìa?