Landi si contorceva sulla sedia come uno studente impreparato dinanzi alla commissione esaminatrice.
— Senti, Lidia.... a ogni modo, ella ti promette per quanto ha di più sacro, ti dà la sua parola d'onore che troncherà ogni rapporto con tuo marito.
— La parola d'onore di Natalìa! — esclamò la moglie ingannata, battendo palma a palma. — A che gioco giochiamo?... Non ti ricordi più qual era il mio ultimatum?... Non le hai imposto, in nome mio, di accettare il trasloco, di abbandonar Venezia per sempre, entro una, entro due settimane?... Ah Madama rifiuta di andarsene?... Non è vero, rifiuta?
— Non rifiuta, in massima.... tutt'altro.... Crede impossibile di andarsene ora.... Che figura farebbe fare a suo marito presso il Ministero?... Nondimeno potrei ritentare se avessi....
— Che cosa?
Lo zio Ernesto esitò un momento, poi slanciò la bomba.
— Se avessi la lettera?
— Sei pazzo?
— Persuaditene, Lidia, — seguitò Landi. — Natalìa è donna da prendersi con le buone.... Le minaccie la inaspriscono.... Rivolgendosi al suo cuore, che non è cattivo, te lo giuro, restituendole quella lettera malaugurata....
— Zio, zio, — proruppe Lidia, — sei tu che mi fai queste proposte?... Tu che avevi assunto l'incarico di difendere la mia causa?... E non ti vergogni?... Ma sì che ti vergogni.... Si capisce che vorresti nasconderti.... Non hai ancora avuto il coraggio di fissarmi in viso.... Fissami in viso, per Dio.