— No, — ella rispose in tuono secco, reciso. — Anzi non voglio che tu la incontri.

Lo fece passare per l'antistudio, gli aperse la porta che dava sul pianerottolo e fronteggiava quella del suo quartierino particolare.

Egli uscì a testa bassa, sgomentato dalla voce dura, dal gesto imperioso di Lidia.

— Arrivederci, — egli balbettò. — E se ho errato, perdonami.

— Addio, — diss'ella, tirando l'uscio dietro a sè.

Sentiva d'esser stata senza pietà, ma c'era in lei una reazione contro la debolezza di prima. Dopo aver rinunciato a vendicarsi dei due veri colpevoli, ella infieriva contro quegli il cui delitto era forse men grave. Tale è spesso la giustizia del mondo.

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La gondola che doveva portare alla stazione Lidia e la figliuola era sul punto di staccarsi dalla riva.

— No che il nonno non dorme. Perchè mi avevi detto che dorme?... — gridò a un tratto Valentina, scotendo forte il braccio della madre. — È là il nonno, alla finestra della sua camera, e ci saluta e mi manda dei baci.... Buondì, nonno, buondì.

E rossa, animata in viso, la bimba ricambiava con la mano i baci che Ernesto Landi continuava a mandarle. Quindi, con un moto d'impazienza: — Mamma, guarda in su, dunque.... Saluta anche tu.