— Sicuro, è di Natalìa, della tua cara Natalìa.... E ora, per risparmiarti la fatica, te ne darò lettura io stessa.

Tirò fuori dalla sopraccarta il biglietto profumato, lo spiegò e lesse con voce vibrante di collera: “Carlo mio. — Siamo quasi in porto. Morini non accetta il trasloco. L'ho persuaso che sarebbe una bestialità il lasciarsi sbalestrare in fondo all'Italia per una misera promozione che gli verrà anche restando qui, sol che abbia un po' di pazienza. Adesso bisogna ottenere che a Roma non si ostinino. Il Presidente del Tribunale con cui ho parlato e ch'è contentissimo di aver presso di sè un giudice del valore di Morini mi disse che qualche volta al Ministero stentano a tornar sulle decisioni prese. Egli a ogni modo ci appoggerà. Fa tu il resto in questa settimana che vai a Roma, tu che conosci tanti pezzi grossi della politica e della burocrazia. Anche mio marito, senza scherzi, te ne sarebbe riconoscente. Egli non sospetta di nulla, figúrati. La sua Natalìa, e non si va più in là.... Checchè vedesse, non crederebbe.... Da Roma scrivimi. E fammi saper quando torni.... Passeremo ancora insieme molte di quelle ore deliziose nel nostro nido.... Ti rammenti, amore?... Un tenero abbraccio dalla tua Natalìa.„

La Lidia che aveva, leggendo, sottolineato ogni frase, cacciò in tasca il foglio sgualcito, e piantatasi dinanzi allo zio, esclamò ironicamente: — Almeno c'è il merito della chiarezza.

Confuso, turbato, Ernesto Landi balbettò: — Io casco dalle nuvole.

— Oh, — ella ribattè in tono sarcastico. — Spero bene che non avrai creduto alla virtù di Natalìa.... Ci vuole il povero Morini per crederci.... Tu poi meno di qualunque altro avevi diritto di farti illusioni.... Ci sono qualità ereditarie.

— Via, Lidia, lascia in pace i morti.

Ma la giovine signora continuò tra seria ed ironica: — Cerco anzi di attenuare la responsabilità della tua protetta.... Aveva la corruzione nel sangue.... Tu sei stato generoso.... Hai pagato largamente il debito che avevi verso la madre, procurando di riabilitar la figliuola.... Le hai assegnato una dote.... L'hai sposata a un galantuomo.... L'hai introdotta in case di galantuomini, in casa nostra, per esempio, ove ha portato il suo alito vizioso, ove ci ha rubato la pace....

— Chi poteva immaginarselo?

— Io, — disse Lidia, — io dovevo immaginarmelo pensando da quali origini ella veniva, guardando quella sua bellezza procace e superba. Invece, sciocca, ci ho dormito su.... Mi son limitata a trattarla con un certo sussiego, a respinger l'intimità ch'ella mi offriva.... Non era donna con cui potessi stringermi in lega.... Le ho sentito attribuire persino tre amanti in una volta.

— Esagerazioni! — interruppe Landi.