Il consigliere rispose con un'altra domanda. — È acceso in salotto?

— Sissignore.

— Allora passeremo di là, — disse Bibbiana parendogli che il mutar di stanza dovesse dare un altro indirizzo alla conversazione.

Puntellandosi con le mani sulla tavola si alzò in due tempi e ripetè agli ospiti: — Passiamo di là, passiamo di là.

II.

Il salotto, benchè vi fossero dei mobili di pregio, era un po' freddo e triste come di casa ove manchi la signora. Una lampada smerigliata pendeva dal rosone del soffitto, un moderatore di porcellana posato sulla mensola del caminetto fra le due finestre rischiarava più direttamente un tavolino portante una scacchiera coi pezzi già a posto. La parete di fronte era adorna del ritratto del signor Demetrio, in mezza figura, a olio, con la croce di cavaliere all'occhiello. Sotto il ritratto un canapè e dinanzi al canapè una tavola ove la Barbara aveva deposto il servizio da caffè, il portaliquori e una scatola di sigari d'Avana.

— Si sciala oggi, — borbottò il signor Antenore accettando un bicchierino di cognac.

— Tutto improvvisato, — rispose Bibbiana. — Ero mille miglia lontano dal creder che Fustini fosse qui quando me lo son visto comparir dinanzi verso le 6 che il riso era già nella pentola.... Per fortuna la Barbara ha questo di buono che non si confonde e ci apparecchiò un pranzetto tollerabile.

— Altro che tollerabile! — esclamò enfaticamente il commendatore. — Non si mangia così neppur dal Presidente della nostra Corte.

— Ti contenti di poco, — disse il signor Demetrio. E continuò rivolto a quell'orso di Santelli: — Se non fosse stato troppo tardi t'avrei mandato un biglietto per pregarti di tenerci compagnia.