— Grazie, non sarei venuto, — rispose il signor Antenore sempre tutto angoli e punte. — Io vengo la domenica e basta.
— È una fissazione come un'altra, — riprese il consigliere. — Me ne appello a Fustini. Siamo soli tutti e due, ma io ho casa piantata e Santelli deve andare all'osteria. O che male ci sarebbe s'egli si degnasse di desinare con me.... non dico tutti i giorni.... ma tre o quattro volte per settimana?... Non ho ragione?
— Senza dubbio, — replicò a denti stretti il commendator Fustini. In fondo egli non capiva come si potesse augurarsi un simile commensale.
— L'indipendenza, mio caro, — disse Santelli, — l'indipendenza non c'è oro che la paghi.... Del resto, non son qui tutte le sere a giocare a scacchi?
— Ah, giocate a scacchi tutte le sere? — domandò il consigliere di Cassazione.
— Sì, è una mia debolezza, — disse il signor Demetrio. — Abbiamo un conto corrente con Santelli.... Facciamo un centinaio di partite al mese. Egli ne vince novanta....
— Davvero?
— A vincer Demetrio non c'è un gran merito, — osservò il signor Antenore.
— Tu conosci il gioco? — chiese Bibbiana a Fustini.
— Sì, mi diletto anch'io ogni tanto.... al nostro Circolo.... V'è un Circolo scacchistico a Torino.