— Già.
— La dobbiamo veder bella, la dobbiamo veder bella, — canterellava il signor Antenore. Da un pezzo non era stato così ilare.
Fustini gli fece segno di tacere. Era un giocatore serio, meticoloso, che non voleva esser distratto. E apparteneva anche alla categoria dei giocatori taciturni; tutt'al più, quando si trovava in qualche impiccio aveva l'abitudine di borbottare: — Vengo, vengo, vengo.
E con sua grande maraviglia, adesso, misurandosi con Bibbiana, egli ebbe replicatamente l'occasione di dover servirsi del suo intercalare. O com'era possibile che Demetrio si lasciasse battere da Santelli se non c'era neanche confronto tra i due?
Ma il più stupito era il signor Antenore. Demetrio teneva testa al commendatore? Demetrio rischiava proprio di vincere?
— Vengo, vengo, vengo, — disse un'altra volta Fustini; dopo di che, sentendosi spacciato, abbandonò la partita.
— Eh via, che il commendatore deve aver fatto apposta, — esclamò Santelli.
Fustini protestò con vivacità. — Nemmen per sogno.
— Sarà stato un caso, — notò modestamente Bibbiana.
Il signor Antenore sogghignò con aria sprezzante. — Grazie della concessione. Che cosa vuoi che sia stato?