— L'ho detto io, mi pare, — rispose secco secco il consigliere, mentre rimetteva i pezzi a posto per offrir la rivincita. E intanto gli si arrossavano gli orecchi, segno infallibile, per chi lo conosceva, che anche a lui, uomo calmo e flemmatico, cominciava a scappar la pazienza.... Ah, perchè da cinqu'anni gli piaceva di perder quasi ogni sera giocando con Antenore, doveva esser condannato a perder sempre, a perder con tutti quanti?... Nossignori, questa legge egli non era disposto a subirla e Santelli aveva avuto un gran torto a provocarlo co' suoi sarcasmi.

— Tocca a te, — disse Fustini.

— Son qua.

Cauti, guardinghi, i due campioni pesavano ogni mossa, risoluti a non darsi quartiere. Pur volendo far l'indifferente, Fustini era rimasto mortificato della sconfitta e anelava di ripararvi; Bibbiana, dal canto suo, trovandosi a fronte un competitore degno di lui, sentiva ridestarsi la sua vecchia passione pegli scacchi e ci teneva a mostrar la sua valentìa. Nella stanza regnava un gran silenzio; solo di tratto in tratto un pezzo preso dall'uno o dall'altro dei giocatori andava a cader con un suono legnoso nella scatola che raccoglieva le vittime della battaglia. Smessi i suoi commenti beffardi, con gli occhi inchiodati sulla scacchiera, con le labbra serrate come di chi reprime a forza un gemito o una imprecazione, il signor Antenore seguiva le vicende dell'accanito duello. Non c'era dubbio, anche la seconda prova sarebbe riuscita favorevole a Bibbiana. Egli era indiscutibilmente superiore all'avversario, era più audace negli attacchi, più pronto nelle difese, più accorto nelle insidie. Ma donde gli era capitata questa scienza? O, piuttosto, perchè, in cinqu'anni, non l'aveva sfoggiata con lui, con Antenore? E mentre Santelli rivolgeva fra sè questi pensieri, la verità si faceva strada nel suo animo, lo riempiva di livore e di fiele.

— Vengo, vengo, vengo, — masticò fra i denti il commendator Fustini. E soggiunse dopo una breve pausa: — Non c'è rimedio; ho il matto alla terza mossa. — Si alzò da sedere e stendendo cavallerescamente la mano al vincitore disse: — Ti faccio le mie congratulazioni. Non sfigureresti in un torneo.

— Hai voglia di ridere, — rispose il signor Demetrio. — Avevo una buona serata, ecco tutto....

In quella gli apparve la fisonomia stravolta di Antenore Santelli, e imporporandosi in viso come un fanciullo colto in fallo balbettò: — Ogni tanto ho di questi lucidi intervalli.... È un fenomeno.... Ordinariamente gioco malissimo.... Anche adesso, se continuassimo....

— No, no, son già le undici e mezzo e se tardo un poco rischio di trovar chiuso il portone dell'albergo.... A proposito, ti devo due lire....

— E io ne devo due a Lei, — disse il signor Antenore tirando fuori sgarbatamente un borsellino unto e bisunto.

— Ebbene, — rispose Fustini; — le paghi per conto mio all'amico Demetrio.... Così saremo pari e patta.