— Tu.... tu.... come stasera.
— Io.... stasera.... ho detto....?
— Hai lasciato capire.... ch'è lo stesso, — ribattè Santelli schizzando veleno da tutti i pori, — hai lasciato capire che con la scusa degli scacchi, e fingendo di giocar male, mi davi da guadagnar una o due lire al giorno.... per i miei minuti piaceri.... per i sigari forse....
— Ma no.... ti giuro....
— E hai la faccia di negare.... Sono cinque anni che m'infliggi quest'umiliazione.... cinque anni che mi ferisci in quello che ho di più caro, in quello che ho di più sacro.... nel mio orgoglio, nella mia dignità.... E io, bestia, non ho sospettato di nulla.... ho creduto in buona fede che tu volessi impratichirti negli scacchi.... ho aderito al tuo desiderio di giocar d'interesse.... se no non ci trovavi gusto.... l'ho agevolata io la tua parte di filantropo....
— Ma se non è vero, — seguitava a protestare il signor Demetrio.
L'altro non gli dava retta.
— Come ho potuto io, col mio carattere, consentire a guadagnar sempre....?
— No, — interrompeva Bibbiana, — lo sai bene che neppur questo è vero.... che anch'io vincevo qualche volta....
— Una volta su dieci, — ribattè Santelli. — L'hai confessato tu a quel tuo dilettissimo commendatore. Oggi invece, con un giocatore di prima forza, non hai fatto che vincere....