— Ecco, — rispose la Barbara, — può essere che stasera ell'abbia avuto un momento di distrazione, e ammetto che il signor Antenore.... dato che prima ignorasse, che già io stento a persuadermene.... ammetto insomma che debba esser rimasto un po' male.... Ma, con tutto questo, s'io fossi stata nei panni di quel figuro, sa quel che avrei fatto?

— Sentiamo.

— Le avrei gettato le braccia al collo dicendole: — Grazie.

— Oh bella! Nel giorno in cui lo umiliavo davanti a un estraneo?

— Che importa? Era il giorno in cui veniva a scoprire un'azione generosa ch'era durata cinqu'anni.... le par poco? Quanti ce ne sono che si sarebbero torturato il cervello per aiutare un tanghero che non voleva essere aiutato, ma voleva lagnarsi sempre?... Quanti avrebbero avuto pazienza per cinqu'anni?... E dell'umiliazione in fin dei conti ne ha la colpa lui, e se la merita.... Sicuro, chè non è lecito aver quella boria, e chi è nel bisogno non deve aver riguardi a domandare soccorso a un amico nè deve costringerlo a usar dei sotterfugi per fargli del bene.

— Oh, in questo siamo d'accordo, — disse con enfasi Bibbiana. Dopo la feroce requisitoria di Santelli che gli aveva scompigliato le idee e lo aveva empito di scrupoli e di rimorsi, la morale semplice e casalinga della sua donna di servizio gli rinfrancava alquanto lo spirito. Egli non era dunque il vile e malvagio uomo che Antenore lo accusava di essere?

— Basta, — egli soggiunse alzandosi in piedi, — accendetemi la candela, ch'è ora d'andare a letto.

Pur la brusca rottura con Antenore non gli dava pace, e passando accanto al tavolino rovesciò con la mano i pezzi ch'erano rimasti ritti sulla scacchiera.

— Maledetti scacchi!... Mi costate un amico.

— Uhm! — borbottò la Barbara. — Se son quelli gli amici! Meglio perderli che trovarli.