— Sicuro. You, sempre you, anche nell'espansioni della luna di miele.
— Lei lo chiama Morris?
— Sì, e lui la chiama Edith.
— Se non avete altre prove! — saltava su, infastidito, Gino Ciriè.
Invece de' Passeri, d'ordinario taciturno, esprimeva i dubbi più dolorosi. — Gli ha sorriso. — Gli ha posato una mano sulla spalla. — Gli ha parlato piano. — È preoccupata. — È distratta....
— Oh finiscila, corvo dalle male nuove!
Del resto, benchè si sforzassero a dissimulare, la presenza di M.r Simpson era come un incubo per tutti i cinque cavalieri dell'immacolata. Alla fine della settimana egli partì, e.... l'incubo rimase. Il marito lontano continuava a proiettare la sua ombra sull'allegra palazzina. Già si sapeva ch'egli sarebbe tornato; non era toccato un mobile, non era rimosso un ninnolo dalle sue tre stanze gaie, eleganti, civettuole.... che parevano aspettarlo. E anch'ella, anche l'Edith, lo aspettava. All'arrivo di Morris si doveva fare, in gran compagnia, una gita a Vallombrosa.
A poco a poco nell'animo mite e mansueto dei cinque si sviluppava il mal germe dell'odio contro l'impudente che poteva vantare e forse esercitare dei diritti sulla bellissima donna. In principio s'erano limitati a giudicarlo volgare; ora, almanaccandoci su, credevano scoprire in lui ogni nefanda bruttura. Doveva essere violento, ipocrita, ignorante, venale; doveva essersi arricchito con la frode e con l'inganno.
— Come lo provocherei volentieri — borbottava de' Passeri — se non temessi d'insudiciar la mia lama nella trippa di quel negoziante di porci!
Poichè, cerca di qua, cerca di là, de' Passeri aveva avuto informazioni sicure. Una parte della immensa fortuna di M.r Simpson era investita in uno dei grandi ammazzatoi di Chicago.