Trascorse un mese durante il quale non accadde niente di notevole. L'Edith conduceva su per giù la solita vita, disponeva secondo il solito del tempo e dell'opera de' suoi vassalli. E pur non era più la medesima cosa. Ella comandava senza energia; essi ubbidivano senza slancio. I cavalieri si ostinavano a trovar cambiata la dama; la dama trovava cambiati i cavalieri.
— Che cere da funerale! — ella esclamava talvolta impazientita.
Un giorno s'ebbero due sintomi gravi. Galassi Cerda e Lucignano, arrivando alla palazzina verso le undici per riferire intorno a un incarico avuto la sera prima, s'imbatterono nel dottor Brunini che ne usciva e chiamava il suo legno, fermo all'ombra dall'altra parte del viale. Ora, il dottor Brunini veniva spesso a pranzo da M.rs Simpson, veniva spesso la sera a prendere il tè, ma nel corso della giornata non veniva mai per la ragione semplicissima che la sua cliente non aveva mai bisogno di lui. Onde fu scusabile l'emozione dei due giovinotti. — Dottore, lei qui?... Forse che M.rs Simpson è incomodata?
— Perchè dovrebb'essere incomodata? — replicò Brunini. — Non lo sanno che in questa casa io son medico onorario?... Passavo pel viale, e mi son trattenuto cinque minuti.
Salì nella carrozza che si era avvicinata, e soggiunse con l'aria paterna e scherzevole a cui gli dava diritto l'età: — Quanti conti bisogna rendere a questi ragazzi!
Le spiegazioni del dottore tranquillarono pel momento Lucignano e Galassi Cerda; ma quando nell'assistere alla colazione dell'Edith la videro contentarsi di una tazza di consommé e di un'ala di pollo, lei che aveva così buon appetito, furono ripresi da un'acuta inquietudine che non tardarono a comunicare ai compagni.
Da allora in poi l'Edith fu scrutata attentamente, ansiosamente. E si giungeva a conclusioni non liete.
— Brunini può dir quello che vuole... Ella non istà bene.
— È pallida.
— Si stanca presto.