— O un ipnotizzatore?
— O un medium?
— Un po' di pazienza, — pregò l'ingegnere Belliati. — Se vive? Lo ignoro. Cinqu'anni fa lo incontrai a Parigi.... Poi non n'ebbi più notizia.... E non mi stupisce che qui nessuno lo abbia conosciuto perchè in Italia fu due volte sole, da semplice tourist.... Che cos'era? In fondo ignoro anche questo. Il suo biglietto da visita portava il titolo di dottore.... Dottore in legge? In medicina? In matematica? Chi lo sa?... Non era neanche uno spiritista nel senso ordinario della parola. L'ho sentito io burlarsi dei medium, protestar contro le puerilità dei tavolini giranti e scriventi, degli schiaffi e dei calci somministrati all'oscuro, delle voci misteriose, delle apparizioni grottesche, di tutto insomma quell'insieme di fenomeni che, se fossero presi sul serio, ripiomberebbero il mondo nelle tenebre del medio evo.... Eppure..., eppure il dottor Dreams era un grande ipnotizzatore e un grande evocatore. Due suoi esperimenti sono addirittura maravigliosi.
— Ella vi ha assistito?
— Ho assistito ad uno. Dell'altro ebbi la testimonianza di una persona che ne fu protagonista e che vi ha rimesso la salute e la vita.
— Oh diavolo!... Bisogna tenersi alla larga da questo dottore.
— Racconti, racconti.
— Principierò dall'esperimento a cui ho assistito io.... un esperimento di suggestione, d'ipnotismo.
Tutti tesero gli orecchi.
— Era a Ginevra, una sera, in un salotto pieno d'uomini e di signore della miglior società. Il dottore Dreams, cedendo alle sollecitazioni della padrona di casa, aveva fatto alcuni giuochi di prestigio bellissimi. Ma era evidente che da lui si voleva qualche cosa di diverso, qualche cosa che meglio rispondesse alla fama di taumaturgo da cui egli era stato preceduto.... Alla padrona di casa si aggiunsero le altre signore. — Via, non sia scompiacente.... una piccola suggestione, una trasmissione di pensiero, una divinazione.... Lei può, se vuole. — Il dottore si schermiva. Era stanco. Doveva andare all'albergo.... Io credo che per mezzanotte egli avesse un appuntamento galante.... Oh sì, quelle benedette femmine s'erano impuntigliate, e mentr'egli insisteva per accommiatarsi, una di esse gli prese di mano il cappello e lo passò ad un'amica perchè lo nascondesse. Visto che non c'era rimedio, il dottore Dreams finse di acconciarsi di buona grazia all'inevitabile e disse con un sorriso: — Vogliono aver la cortesia di seder tutti quanti in semicerchio davanti a me? — Mentre i presenti ubbidivano, già domati da una volontà superiore, non osando nemmeno chiedere di che specie fosse il saggio che il dottore si accingeva a dare, egli si rivolse a me che gli ero vicino e mi sussurrò con voce aspra: — Si pentiranno. Io li smaschererò tutti.... Io imporrò a tutti di svelare con un gesto, con una parola, con una frase quello ch'è in questo momento il loro pensiero più intimo. — E soggiunse: — Lei resti pure da questa parte. Ho piacere che vi sia un testimonio freddo e imparziale di ciò che sta per succedere. — Erano dunque disposti in semicerchio, uomini e donne, nell'immobilità forzata di chi posa davanti al fotografo; solo che qualche signora si ravviava macchinalmente le pieghe del vestito, qualche uomo si arricciava la punta dei baffi. Il dottor Dreams non disse nulla; si rizzò con tutta la persona (era già ritto prima, ma la sua persona sembrò allungarsi e irrigidirsi) e il suo sguardo cominciò a girar lentamente sui seduti, da destra a sinistra. Due volte girò, e gli occhi neri e profondi, ch'io vedevo riflessi in uno specchio appeso alla parete opposta, mandavano strani bagliori. Due volte girò, e uno strano malessere e un'inquietudine affannosa si dipinsero sulle fisonomie degli astanti, e un bisbiglio, come di gemiti repressi, come di preghiere soffocate, si diffuse per la sala. — No, — volevano dire quei gemiti, — non ci domandate questo. — Il dottore, impassibile, sorrideva. Non dimenticherò mai quel sorriso.... Dopo una pausa di pochi secondi, come per pregustare il suo crudele trionfo, lo sguardo del dottor Dreams si abbassò una terza volta, una terza volta girò da destra a sinistra, e l'indice proteso, girando anch'esso, additava di mano in mano la vittima. Un ultimo tentativo di resistenza apparve su quelle faccie contratte e scomposte; un ultimo gemito risonò doloroso, poi dalle labbra invano riluttanti uscirono le parole fatali. Fu prima una signora sui trent'anni, molto scollata, molto elegante, che si trasse dal seno un biglietto e lo baciò e ribaciò, sospirando: — Caro amor mio. — Seguì un signore dalle fedine bianche, dall'aria diplomatica che borbottò rabbiosamente: — Hanno osato di preferir quell'asino a me. — Seppi il giorno dopo che si trattava di un'elezione accademica e che l'asino era il nostro ospite. Venne terza una matrona assai decorosa, la quale disse: — Bisogna deciderlo a far testamento. — L'individuo che si voleva persuadere a far testamento (mi si raccontò l'indomani) era il cognato della matrona. Una sposa che le sedeva allato pronunziò con terrore una frase sibillina: — Se Carlo potesse immaginarselo! — Carlo era il marito. Una vecchia tinta e aggrinzita, con un collare di diamanti che le scintillava sul petto floscio, ebbe un grido dell'anima: — Sì, ti pagherò le cambiali, farò quello che vuoi, pur che tu non mi abbandoni. — Un banchiere si rivolse anch'egli a un interlocutore invisibile. — Lasciati far la corte dal ministro. Ciò mi servirà a ottenere la preferenza in quell'emissione. — Ma una delle uscite più sbalorditive fu quella di un pastore evangelico, tenuto in gran conto pel fervore della sua pietà e per la purezza de' suoi costumi. — Susanna, noi viviamo nel peccato, il Signore ci punirà. — Certo che non tutti, parlando, tradivano un segreto colpevole. Una madre giovine evocò la cuna del suo bambino. — Il mio angelo dorme. Non vedo l'ora d'essergli accanto. — Due fidanzati profferirono con tenerezza infinita due nomi; egli il nome di lei, ella il nome di lui. E vi fu anche la nota comica, data dal padrone di casa, un personaggio goffo e melenso. — Che seccatura questi ricevimenti!... — In complesso però che cumulo di bassezze, di ridicolaggini, di vergogne! Che spiraglio aperto nel cuore umano, che colpo terribile assestato ai partigiani della sincerità ad ogni costo! Ma, secondo me, una delle cose più caratteristiche della serata fu questa. Le parole che via via si sprigionavano dalla bocca di quelli ipnotizzati colpivano per lo più qualcheduno dei presenti. C'erano mariti che raccoglievano dalle mogli stesse la confessione dell'adulterio, c'erano mogli fatte sicure dell'infedeltà dei mariti; c'erano cavalieri d'industria a cui si gettava in faccia l'accusa degli amori venali, e altri a cui si rivelava d'improvviso un'insidia domestica; e altri a cui, di dove meno potevano attendersela, era slanciata un'ingiuria. Eppur, sulle prime, nessuno parve accorgersi delle offese, nessuno rivelò le provocazioni; più che per quello che avevano udito erano tutti turbati, sgomenti per quello che avevano detto, per le nudità morali che avevano lasciato vedere. Lo scandalo scoppiò il giorno dopo. E insieme con lo scandalo vi fu un'esplosione di collera contro il dottore Dreams che forse avrebbe dovuto pagar caro il tiro che aveva fatto.... Ma il dottore Dreams era partito fin dalla mattina.