—Lasciate fare a Lucilla—rispose la signora Federica, ch'era sempre piena di fede.

La signora Giulia non divideva queste rosee speranze, ma non contrastava con la sua amica, tanto più ciarliera e procacciante di lei.

Roberto non potè discorrer di proposito con Lucilla che due giorni dopo il suo arrivo. Egli era stato invitato a desinare dai Dal Bono insieme a sua madre, e, durante il pranzo, aveva avuto il piacere di sentir le dissertazioni del suo ospite sul rincaro dei viveri e sulla necessità di restringer le spese della tavola. Appena preso il caffè il signor Benedetto si ritirò brontolando, le due donne si ammiccarono con l'occhio, e con un pretesto si allontanarono anch'esse.

—Finalmente siam soli—disse Roberto—e spero sentirai tu pure il bisogno che ci parliamo col cuore in mano…. Fammi la grazia di metterti a sedere e di badare a me e non a Gipsy.

—Ih! Che solennità!… Via, mi sederò…. Su, Gipsy.

—Ma lasciala andare.

—No, no, quand'è in grembo mio, Gipsy sta tranquilla…. Non è vero, Gipsy, che non fiaterai nemmeno?….

La cagna saltò sulle ginocchia della giovinetta e si fece in gomitolo, proponendosi di schiacciare un sonnellino.

Roberto frenò un gesto d'impazienza e prese una mano di Lucilla nelle sue. Poi, guardandola, negli occhi bellissimi, le domandò:—Mi vuoi sempre bene?

—Ma sì. Non lo sai?