—Ad affrontare gli operai, non c'è dubbio.

—E quale delle due imprese stimi più utile, più degna d'un uomo?

—E puoi chiederlo? La seconda…. Badiamo però…. La sfida non è ancora successa?

—No, vi rinuncio e parto per la mia miniera, ove mi chiamano per telegrafo. Qual'è la prima corsa per la via di Piacenza e Bologna?

—Ma…. quella delle 6.10, credo.

—Ebbene, prenderò quella.

A Lucilla non era sfuggito alcuno dei movimenti di Roberto. Allorchè l'aveva visto in atto di dirigersi dalla sua parte, tutta la sua baldanzosa spensieratezza non aveva potuto difenderla da un certo sgomento; ella aveva, suo malgrado, dovuto confessare a sè stessa che non era senza responsabilità in ciò che stava per accadere. Quando invece Roberto era uscito dalla sala, la giovinetta, ignorandone la ragione, s'era stretta nelle spalle e aveva detto in cor suo:—Lo sapevo ch'erano fuochi di paglia.—E nella tranquillità succeduta alla sua inquietudine entrava forse una piccola dose di dispetto.

Comunque sia, al ricomparire dell'Arconti, Lucilla, già in figura col suo cavaliere, provò per un istante le apprensioni di prima. Però, con sua immensa sorpresa e con una mortificazione pari allo stupore, Roberto questa volta si curò appena di lei. Cogliendo il momento propizio, egli traversò la sala, e andò difilato da sua madre, la quale s'era fatta un piccolo uditorio di signore mature, e le intratteneva col racconto delle sue passate grandezze.

Ella parve sbalordita di ciò che Roberto le sussurrò in un orecchio, e, dopo aver detto alle sue vicine:—Scusino, torno subito—si ritrasse con suo figlio in un angolo della sala.

—Ma è una pazzia—ella disse.—Partire questa mattina stessa, senz'aver nulla concluso….