—Non ho più nulla da concludere—rispose Roberto—e non posso mancare al mio dovere.
—Che dovere? La tua licenza finisce soltanto di qui a tre giorni.
—Non importa, hanno bisogno di me, e io non ho il diritto d'esitare un minuto.
Roberto guardò l'orologio e soggiunse:
—Sono le due passate. È meglio andar via subito, alla sordina, senz'accommiatarsi dai padroni di casa.
—No, no, è impossibile…. sarebbe una increanza…. E poi voglio prevenire la Giulia Dal Bono…. Dio mio. Dio mio, che uomo sei! Non puoi aspettare almeno fino a posdomani, fino a domani sera, fino a una corsa più tardi?
—Non lo posso, mamma. È meglio che tu non insista.
Roberto aveva un piglio così risoluto che la signora Federica s'era a poco a poco andata persuadendo ch'era inutile cozzar con lui.
Pur fece un ultimo tentativo.—E puoi lasciar Lucilla in questo modo? Senza una parola? Senza un saluto?
—Le scriverò una riga prima di partire—rispose il giovine.—È meglio ch'io non le parli. Ella è occupatissima…. Non disturbiamola.